...perchè la mia vita è una sit-com???
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Sto iniziando ad essere insubordinato sul lavoro. Due settimane fa mi sono inventato un malanno di mamma, per prendermi due giorni di ferie. Venerdì mi sono preso un’ora di permesso per fare in tempo a prendere il treno. Ieri il pomeriggio libero per un colloquio. E ora sto cercando di corrompere un ex compagno di liceo per farmi fare un certificato medico falso…
A proposito di venerdì, sta volta ho viaggiato da signore: in Eurostar, e pure in prima classe. Non tanto per scelta, ma in quanto la seconda era tutta completa. Del resto quello era l’ultimo treno utile per poter abbandonare Milano per raggiungere località più amene.
Adoro i ritmi di vita del sud; venerdì il entro storico era gremito di gente, di ogni tipo e genere. Comprese arrapate americane che con notevole nonchalance mi passano una mano sull’uccello. Ok, l’oggetto del desiderio erano i chewingum nella mia tasca, e non i miei genitali, ma il gesto è stato cmq curioso….Alle 2:00 si inizia a sentire il richiamo di casa. E la voglia di stare un po’ in due. E la voglia di non doversi trattenere ma lasciarsi andare. E dirsi e dimostrarsi che ci si vuole bene.
Ci saremmo poi svegliati anche ad un orario decente, in tempo magari per andare al mare, peccato che la pigrizia si dimostra essere fida compagna di entrambi, e quindi all’alba di mezzogiorno…facciamo colazione….E poi mille e mille chilometri in giro fino a concederci un pranzo in compagnia ad orari per me più vicini alla merenda.
In serata si mangia, tanto, e si beve, tantissimo. E domenica si replica. Fino all’ora in cui mi tocca ritornare in stazione. Sta volta viaggio in cuccetta, che nonostante il mio essere prevenuto è andato benissimo. E il lunedì mi vede già fastidioso e piagnucoloso. Perché ora si che sto bene. Ma in una città che non è questa, con persone che non sono i miei colleghi, con una persona a cui vorrei dare ben di più che due soli giorni….
Pensavo di aver sperimentato il meglio, in ambito di compagni di viaggio, in questi mesi. Ovviamente sbagliavo. Il viaggio di andata, verso il Sud, è passato abbastanza indenne, a parte che una volta di più ho preso coscienza delle mie carenze geografiche quando arrivando in quel di Lodi non ho potuto che interrogarmi su dove, rispetto a Milano, si trovasse questo mitico luogo in cui il mio treno era approdato. Ho dovuto attendere fino alla successiva stazione, per capire che effettivamente tutto procedeva al meglio. E lì è salita una tizia con cui me la sono raccontata sino allo sfinimento finchè entrambi siamo arrivati a destinazione. La medesima, per altro. Il ritorno è stato decisamente più impegnativo: mi ritrovo in scompartimento una tizia dall’aria spaesata, che si scoprirà essere una Statunitense alla scoperta del bel paese. E anche alla scoperta della lingua italiana. Di fronte a me matrona locale con immensa voglia di comunicare. Io non l’ho cagata di pezza e lei quindi si è rivolta all’ Americana. Tralascio sull’assurdità dei dialoghi…Nella capitale sale un toscano, che armato di inglese improbabile inizia a fare il provolone con Alice (pure il nome, ho scoperto, mio malgrado), e quando viene fuori che la poretta studia canto lirico e che a Firenze sarebbe andata all’opera, il Fiorentino si è messo a cantare una qualche romanza. Ovviamente questo non è stato il punto più basso del viaggio. La matrona trova, sempre a Roma, la sua degna compagna:una Pugliese salita a bordo con lo stesso carico di logorrea ed ignoranza. Tra le varie perle. L’Americana fa presente che “When I was 14 I went to
Ora, il viaggio di questo weekend, all’andata, lo farò in Eurostar. Pure in prima classe, il signorino, quindi dovrebbe filare liscio. Ma il ritorno sarà in cuccetta…e già ho paura….
In questi ultimi tempi sono stato più latitante di Provenzano. A dire il vero ogni tanto qualche mio posto faceva capolino, per essere poi cancellato poco dopo (che poi scopro che cmq non sono mai stato sufficientemente tempestivo, e il tutto veniva letto, ma poco male…). In uno di questi scomparsi scrissi di viaggi, treni e stazioni. Beh, alla fine sto treno l’ho preso. Con un carico d’ansia che so solo io. Arrivo addirittura a ripetermi come mantra l’oroscopo della domenica di Paolo Fox: “Per lo scorpione sarà una settimana di soddisfazioni, ma dovrà faticare per ottenere ciò che vuole. Per le questioni di cuore, ottimo il weekend. Magari prenotatevi un bel alberghetto per il fine settimana”. E fa niente se invece che un alberghetto mi son prenotato un b&b. E tralascerò la fatica titanica per trovarne uno che mi volesse, ma alla fine è andata bene.
Per tutto il viaggio vorresti prenderti a legnate tra i denti per avere quel carattere che ti porta a riversare tutto subito, ogni aspettativa, ogni speranza. A lasciare che la razionalità se ne vada a fare un giro e lasciare tutto ma proprio tutto in preda all’emotività. Anche perché potevano mandarti a fanculo in un nanosecondo invece che stare lì a rassicurarti, invece che stare lì a rispondere all’innondazione di messaggi e telefonate, spesso fatte senza senso, spesso fatte solo per sentire una voce, cogliere un umore.
Poi arrivi, e allora non è più tempo di pensare, ora è giunto il tempo di giocarsela tutta, fino in fondo. E quindi le paranoie e l’ansia le lascio sul treno. O per lo meno ci provo. Perché dopo esserci presi un caffè in attesa che lo sciopero dei mezzi finisse (si, perché ovviamente non solo ho dovuto fronteggiare i treni pieni, i b&b affollati….ma pure i ferrotranviari, che avranno anche le loro ragioni, ma cazzo, proprio quel venerdi lì!!!), dopo aver posato l’immane bagaglio, dopo aver subito capito che sì, la conversazione scorreva, mi ritrovo già fra i suoi amici. Cazzo:subito il test più difficile!!!! E poi di nuovo in due, in giro, e poi ancora in tanti. E poi….e poi…e poi c’è che ci si siede uno davanti all’altro, e c’è che la sua mano si posa sulla spalla. E lì resta. E lì le dita iniziano ad accarezzarti. E allora il cuore si incasina, perché prima smette di battere…poi acceleraacceleraaccelera. E allora si piomba in piena regressione, perché io non mi ricordo proprio di aver passato una notte come quella tra venerdi e sabato. Mai sono stato preso da una voglia così irrefrenabile di rivedersi, che dopo tre ore di sonno sei già sveglio, e a quel punto non puoi fare altro che girarti e rigirarti, perché di addormentarsi non ce n’è più verso. Probabilmente è così che i quindicenni passano la notte tra il primo appuntamento e il secondo. Io, col doppio di quegli anni, l’ho passata uguale.
Il campanello suona puntuale, e con piacere scopro che non sono stato l’unico a dormire pochino. Dopo una colazione ad un orario improbabile si fa i turisti.
E dopo aver fatto i turisti…non si è più due entità separate…ma improvvisamente tutto si coniuga al plurale. E scopri che ci sono un sacco di cose che le storie passate non ti hanno dato. Come il reciproco entusiasmo. Come il confrontarti con qualcuno che all’entusiasmo di un bimbo accompagna la testa di un adulto. Come essere in due non solo in casa, ma anche fra gli amici, su un terrazzo sotto il sole delle cinque.
Poi, beh, bisogna anche tornare a sto cazzo di lavoro, che odi perché ti toglie tempo, ma del resto se non ci fosse, sti viaggi come li pagheresti? Anche in treno mi ritrovo ad essere una caricatura di uomo, ma per fortuna quel sorriso stampato che allarga le mie fossette resterà cosa privata tra me e il finestrino. E fa niente se arrivo con due ore di ritardo a Milano, tanto sono ancora troppo inebetito. Anzi, galvanizzato.
E ora, scusate, devo andare a chiedere un’ora di permesso per venerdì, che avrò un treno da pigliare.
Sorvolerò sulle paranoie di Barbie. Il tipo, poretto, è solo esageratamente preso bene e le ha scritto due mail molto fantasiose ma divertenti. Personalmente non ci ho trovato nulla che lo faccia bollare come pazzo. Per di più il titoli gli è stato affibiato da una collega di barbie, che da anni è in cura da uno psicologo ed è molto ferrata sull’argomento psicofarmaci, quindi…
Sorvolerò anche sul pomeriggio a Portofino. Anche se eravamo entrambi meravigliosi, e esageratamente retrò, tutti e due linovestiti, a bordo del maggiolone d’epoca decappottabile di Barbie.
Il punto è un altro. In sto periodo scrivo a spizzichi e mozzichi. O scrivo e poi cancello. Da qualche tempo è iniziato, tutto e solo nella mia mente, l’ennesimo film. Film che sto facendo fatica a scrivere. Sostanzialmente sono sempre uguale a me stesso. E’ nato un interesse, ed è nato assolutamente per caso. Ci si è iniziati a sentire per telefono. Poi per ragioni contingenti i contatti si sono fatti più frequenti. E se prima non mi ero mai posto la domanda se il tipo potesse piacermi, pian piano il tarlo si è insinuato. Si, i presupposti ci sono. E ho iniziato a lavorare di fioretto. Compreso in questo assalto è rientrata la volontà di non scrivere nulla. Perché tutto quello che scrivevo suonava fuori misura. E quindi ho taciuto. Poi anche i messaggi della controparte si sono arricchiti di toni e termini che mi hanno fatto pensare bene (quel “piccolino”…mi ha lasciato un sorriso ebete tutto un giorno). Gli eventi però si sono susseguiti in modo tale che l’incontro sia stato rimandato di settimana in settimana. Perché qui iniziano le differenze con le mie infatuazioni precedenti: la volontà di vedersi è emersa subito, e la pianificazione è seguita immediatamente. Allo stesso modo mi sono ritrovato a confrontarmi con una persona ben piantata su questa terra: sebbene le carte, infatti, siano state messe in campo molto presto, entrambi ci siamo detti di vederci, e quindi capire…ovviamente ora arriva il ma. Mi ritrovo a non sapere, improvvisamente, se effettivamente ci vedremo. Causa di forza maggiore, diciamo così. E la cosa mi ha tenuto sveglio tutta notte, e fatto arrivare in ufficio con l’umore rimasto in riviera. Per una serie di ragioni. L’impossibilità di provarci, a vedere cosa ne viene. Ma soprattutto l’impossibilità di mettermi in gioco veramente: non solo al telefono, non solo via messaggi, ma di persona…scoprire se magari un mio sorriso vale la voglia di rivedersi di nuovo; scoprire se è bello o meno perdersi un po’ nei miei occhi senza stare a dire niente. Perché posso capire di non piacere, posso capire che il mio carattere possa non andare troppo a genio. Ma non voglio perdere senza neanche essere sceso in campo…
Il messaggio di Barbie mi dice: "dai vieni al mare a Zoagli, oppure ti porto a prendere il caffè il caffè a Portofino...ci sono le regate".
E fin qui nulla di particolare. E' stata la rimanente parte del messaggio a scatenare tutta la mia curiosità.
"devo dirti delle cose...sono uscitaa per aperitivo con uno...però è pazzo e ho un pò paura..."
A vedere la busta che lampeggiava, credevo di sapere già di chi avrei letto il messaggio. Ovviamente mi sbagliavo. Abbastanza grossolanamente, anche. Mi ritrovo a fissare le parole banalotte dell’ Ex. Che ormai non è più Odiatissimo, ormia più che altro è Indifferentissimo. Attacca bottone con un “Ciao come va”. E già mi cadono le palle. Voglio dire, vuoi attaccare bottone? Ok, ti è concesso, ma almeno scrivimi q.sa di simpatico, qualcosa di originale. E invece il messaggio, come la sua persona, è quanto mai banale. Mi rendo conto che non è da tutti partorine messaggi in rima, ma scadere proprio nella fiera del banale….e invece quella ci attende. Convenevoli e nulla più. Anche perché null’altro voglio. Ci pensavo infatti in serata: mi farebbe piacere rivederlo? Avrei abbastanza voglia di raccontarmi da passarci una serata? Per ora proprio no.
Alle sette squilla il telefono, credevo di sapere con chi avrei parlato. Di nuovo mi sbagliavo, e sta volta ancora più grossolanamente. Qualche minuto prima avevo mandato un messaggio a Barbie, e mi sembrava ovvio che fosse lei a chiamare. Invece mi ritrovo fra le dita un cellulare vibrante su cui lampeggia un nome che sto lì percosso e attonito a fissare. “Ciao Sbruffonciello”. E così, un’oretta a parlare, del più del meno. Di nuovo a confrontarmi con lo scombussolamento che mi provoca. Ci saremmo risentiti ancora, ieri, verso le due di notte. Perché di pensieri se ne accavallano tanti: messaggi non risposti, buonenotti che non riesco a dare, ritorni che però ritorni non sono….
Ho fatto lo sbruffone, cazzeggiando ininterrottamente in tutte queste settimane. Poi, da martedì pomeriggio, la connessione internet dell’ufficio ha iniziato a sputarmi:mi si è aperto il baratro…ma non mi sono rassegnato. Ho chiamato il centro assistenza della banca, mi sono fatto chiamare da Verona, e ora ho rotto le palle pure all’informatico rasatoaltoaltocarino, che finalmente sembrerebbe aver risolto il problema.
Quindi, sono nuovamente on-line!
La storia che
Beh, la morale, è che mi compiace constatare che certe cose (leggasi intrippamenti per sconosciuti, viaggi mentali, ecc ecc.) capitino anche agli eterossessuali, che poi sembra che solo noi siamo soggetti a queste modalità strane di conoscenza….
In questo weekend, tappa fondamentale è stata cercare di arginare un po’ la mia esuberanza. E quell’entusiasmo che sempre mi piglia ogni volta che conosco qualcuno di nuovo e con cui mi trovo bene. Quell’entusiasmo che mi porta magari ha dire una parola di troppo, o mandare un messaggio, sempre di troppo. Mentre forse misurarsi un pochino, per ora, rappresenterebbe sicuramente una mossa più furba. Brutta parola, mossa, perché da l’idea di tattica. E io alle tattiche poco ci credo, e non mi sono mai piaciute. Diciamo allora che rappresenterebbe una atteggiamento più maturo e consapevole della situazione attuale.
In questo weekend mi sono un po’ rintanato. E in casa, e tra gli affetti a cui sono legato da più tempo. Ho cercato tranquillità e persone a cui non devo poi dire tanto, spiegare tutti ma proprio tutti i percorsi dei miei pensieri, perché quello che non dico sono in grado di colmarlo da sole, perché mi conoscono troppo bene. E così sabato sera pizza e cinema. E ieri pizza e chiacchiere con la peru e Fra. A sparlare e parlare.
In questo weekend sono stato un codardo. Questa volta mi sono tirato in dietro. Barbie è palesemente in crisi. Dopo due anni la sua storia sta arrivando al capolinea. Tutti ci chiedevamo, quando lei e il fidanzato si misero assieme, cosa centrassero l’un l’altra. Ma a lei sembrava tutto filasse, e quindi facendo nostro il ritrito motto “contenta lei”, tutti siamo stati a guardare. Pure quando, due settimane fa se ne sono venuti fuori con la trovata della pausa di riflessione, nessuno ha fatto presente che non rappresenta altro che un modo soft per mollarsi; magari anche solo per un arco di tempo brevissimo, ma cmq si torna single. Anche quando me ne sono uscito con un’infelicissima frase che sottolineava che non stessero più insieme, mi sono sentito dire che “non ci siamo lasciati!!!! Siamo in pausa!!!”. In tutte queste occasioni, nessuno ha calcato la mano, facendo luce su ciò che era evidente. Ci ha pensato un sabato sera in riviera, a farle capire come entrambi stiano interpretando, diversamente, la “pausa”. E quindi crisi. Io ora però ho un pochino da pensare a me stesso: gestire questo periodo curioso e cercare di viverlo spensieratamente, che è il modo più furbo. E arrivare al fine settimana bello cario, e non prosciugato di energie…in questo momento, mi devo egoisticamente tirare indietro…