...perchè la mia vita è una sit-com???
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Sentire la collega in fianco che parlando al telefono dice "....un colpo al cerchi e uno alla botte...", e pensare "...e un colpo pure a me....", è forse indicativo che lo scompenso ormonale è ormai fuori portata???
“Pausa caffè?” mi propone
Alla fine la decisione è che no, la lettera non la pubblicherò. Cosi mi è stato – giustamente – chiesto, e quindi la terrò per me.
Io e la notte bianca non ci azzecchiamo, questo è emerso chiaramente facendo un bilancio, una volta a casa, verso le 4 del mattino. I colleghi, possibili comprimari della serata, si sono dileguati, ma poco male, visto che io avevo appuntamento con
Domenica mi risveglio riposato e libero da mal di testa, pronto per la fiera del fumetto. Già all’ingresso mi diverto, con risme di fulminati in costumi tratti da manga vari. E io che mi considero un appassionato….non sono che un dilettante. Mentre mi aggiro alla ricerca del Cavaliere Jedi mi rendo conto che a vagare per stand vorrei esserci con un fidanzato…uno qualunque. E qui apro e già chiudo la parentesi patetica. Lo spazio marvel diventa il mio regno. Spendo l’impossibile. Poi trovo un banchetto piccino piccino con edizioni ormai fuori produzione: voglio tutto. Peccato che abbia già dato fondo al portafoglio. Ma non demordo, mi faccio mettere via tutto e vada alla ricerca di un bancomat. Che ovviamente in fiera non c’è, del resto mi sembra ovvio che uno si debba aggirare con la 24 ore piena di banconote e non agevolarsi delle comodità del terzo millennio. Così mi tocca uscire e cercare una banca. E qui altro colpo di genio: se esci, poi per rientare devi pagare di nuovo….e io mi chiedo:ma se non volete farmi prelevare, dovete pure schernirmi a sto modo? Vabbeh, in fondo il biglietto è di soli tre euro, e mi piego a volere supremo. Verso le quattro, gongolante dei miei acquisti, me ne torno verso casa…con deviazione in Corso Sempione. Inutile dire che la deviazione non era ne calcolata ne voluta…maledetti sensi unici!!!
In serata andrei quasi quasi al Borgo, ma il mio compano di mille avventure è impossibilitato, e di andarci da solo ancora non me la sento…e poi sono ricominciati i 4400…e poi…e poi…e poi devo vedere se Ivan per caso riesca a vincere…..
Mentre me ne attraversavo Piazza Tripoli, ieri, per andare a prendere l’autobus, pensavo al post che avei scritto in giornata. Pensavo alla data, e notavo che ormai si stava per avvicinarsi il mese. Un mese da quando con lo Sruffonciello è precipitato tutto. Pensavo ai silenzi, al nulla che ne è seguito. A tutti i miei tentativi di un contatto. Non sapevo cosa avrei scritto, soprattutto in che termini. Ci sono frangenti in cui sono carico di odio, in cui vorrei coprirlo della mia rabbia. Altri in cui vorrei tanto parlare, e capire. Altri ancora in cui vorrei trovare un modo per medicare il suo dolore.
E invece durante la mattinata si lavora, non tanto, ma quanto basta per non concedermi la calma necessaria. E poi a pranzo io e la Sarda andiamo in un posticino a pranzo dove mi abbuffo e coaudiovo il bolo con mezzo litro di vino. Tornati in ufficio la fatina dell’assenzio fa la conta dei pansieri buoni e di quelli cattivi, e quest’ultimi li chiude in un angolino. E non ci penso più. Beh magari proprio più più no, però mi limito a soffermarmi su di lui il tempo necessario che il suo nome passi da una sinapsi all’altra. Alle cinque scappo via, che la serata è densa. Prima a fare una lampada, poi a casa a mangiare, pennica, cambio e via a ballare con i colleghi. Raggiungo il luogo dell’appuntamento con qualche difficoltà, mi carico la collega fantomatica, e via. Verso il Borgo. Posto che io non ho scelto, non ho neanche contribuito ala scelta. In macchina scambio di battute complesso: la collega guarda come sono agghindato e mi chiede, testualmente: “hai intenzione di rimorchiare qualche frociazzo?” “….”. Il venerdì al Borgo è tamarrolandia. E sono tutti etero, quindi il peggio, sostanzialmente. Cmq mi diverto esageratamente, mi prendo a ridere anche il momento di forte imbarazzo quando sento q.sa alle mie spalle:faccio mente locale e mani non sono, un pisello neppure…sono palesemente due tette. Le tette della panterona ubriacona che si struscia e me le continua ad appoggiare. Facciamo che mi levo, va….
Verso le quattro striscio verso il letto. Faccio una pausa a controllare il telefono con la scheda Tim, ch ormai non mi porto neanche più dietro. Una chiamata non risposta. Il telefono in questione e vecchio e stupido e non ce la fa a collegare numeri a rubrica quindi mi trovo sta sequela di 10 numeri, ma mi concentro sugli ultimi tre, o quattro. E Stefy-Chan…o forse no….forse è meglio che mi sieda un attimino, e legga il messaggio, visto che sul display lampeggia la busta. Il messaggio, come lo squillo sono dello Sbruffonciello. Il primo fugacissimo pensiero è che ho fatto bene a lasciare il cellulare a casa, visto che il messaggio mi dice: “controlla la posta appena puoi, ti ho scritto una mail”. Lo so che se avessi letto il messaggio in discoteca probabilmente avrei inventato una palla e sarei schizzato a casa. Accendo il computer, e mentre si carica penso a cosa mi sta aspettando. A cosa vorrei. Vorrei una mail cattiva, una mail in cui mi si insulta (lo so, sono io quello che insulta a dire il vero, non tu….), in cui mi si dice malamente di piantarla. Vorrei leggere di te e di un tuo nuovo ragazzo. Prendermi sta mazzata e finirla lì. So invece cosa temere. Perché so che quell’equilibrio che ho raggiunto si potrebbe incrinare senza neanche troppa fatica. Leggo.E di questo parlerò in un altro momento. Penso anche che la pubblicherò, sai? Passo da riga a riga con freddezza e distacco. Soppeso ogni parola, ogni segno di interpunzione. Condivido, mi dispaccio, dissento. A seconda. Poi arrivano le ultime tre righe. Di solito mi succede così: so che l’onda di piena sta per arrivare, che sono sull’orlo del pianto, che una parola di più potrebbe essere quella decisiva. Il labbro inferiore inizia a tremare e gli occhi a poco a poco si riempiono. Sta volta no, sta volta è andata come nei film. All’improvviso, senza nessuna avvisaglia sono sgorgate. Mi hanno rigato il volto e subito sono seguiti i singhiozzi. Sono rimasto con computer in grembo, a singhiozzare/piangere/insultarmi/prendermi a pugni…In bagno il mio riflesso sembrava avesse pucciato la faccia in una pozza di acqua di mare. Neanche mi lavo la faccia. In compenso vedo se la chimica in questo caso può aiutare il sonno. Mi svegli di soprassalto. Alle 8. Sto un po’ li, penso, divago. Rileggo la lettera. Sta volta già alla seconda riga una goccia gigantesca si infrange sulla mia mano, e poi ancora, e ancora, e ancora. In bagno sembro un pugile suonato:occhi pesti, faccia gonfia, e un mal di testa che so solo io. E tante domande…..
Accoccolato al caldo di un localino in Via Savona parte ad un tratto una conversazione che mi ga venire in mente quanto scritto pochi giorni fa da lui: un amico della Sciakka mi chiede:"Ma si dai, tu quanti anni avrai, 25?". "Insomma....28"."Eh, si vede che sei un ragazziono". QUindi forse il trucco è questo:crederci particolarmente. E magari coadiuvarsi un pochino con la chimica...
Credo che il mio odio per i Calabresi sia ormai cosa notoria. Tranne per loro, evidentemente. Nonostante tutti i miei tentativi. Così sto cercando di farglielo capire. Tramite messaggi neanche troppo subliminali. Come è accaduto ieri in uno scambio di battute fra me e la Calabrese Femmina. "Max...hai letto la circolare che è arrivata con nuove direttive?...non ci ho capito proprio noente..."."Rileggitela".
Esterno uficio. Piove, e io mi incappuccio. la collega che ne vorrebbe prendere un pò apre l'ombrello. "Vieni Max, che si bagna il pelo". "Si...vorresti...."
La domanda è facilissima, più facile di quella per 50 euro a chi vuol essere miliardario: chi si è vinto, fra le miriadi di presenti al Borgo, il più vecchio, più slogato, con la dentatura più improbabile? Ecco, appunto…E per amor proprio eviterò di dilungami su come, sbagliando a svoltare, mi sia ritrovato in tangenziale…
Dedicherò invece un pizzico in più di attenzione all’informazione arrivatami per vie tanto traverse da essere ai limiti della legalità: l’Odiatissimo Ex si ritrova a meditare che con me in fondo non stava tanto male, e potrebbe anche prendere in considerazione l’idea di tornare con il sottoscritto. Certo, sostine che abbia un caratteraccio (!!!), che mi sia comportato di merda (!!!!) e che l’abbia trattato in modo schifoso (!!!!!). Ma tre anni mica si cancellano e se chiedessi scusa (!!!!!!) o quanto meno dimostrassi di aver capito di essermi comportato male (!!!!!!!) allora potrebbe anche pensarci. A parte che ho un carattere meraviglioso, a parte che le orge non le organizzavo io, a parte che ho solo agevolato il processo “terra bruciata” che già con le sue azioni aveva messo in atto, a parte che io di quei tre anni ho ricordi molto alterni, tra cui io che stavo male, e non poco, a parte che io non mi sono comportato male, ma mi sono solo vendicato, godendomi ogni istante, a parte tutte queste inezie all’amico deve sfuggire il concetto che per mettersi (o ri-mettersi) assieme bisogna essere in due, e d’accordo. E io pongo il veto.
Pensavo che potesse essere la Sciakka a portare un filo sfiga, ma non c’è verso: anche in questo venerdì, in cui rientro a casa da solo, il treno accumula la sua bella mezzoretta di ritardo. Ma il viaggio è stato a tratti divertente. Per una volta nell’ammasso di marmaglia putrida che mi ritrovo nella scompartimento spicca qualcuno. Ovviamente la maggiore età è stata da poco superata, e appena arriva me lo inizio a godere. Me la rido pure un po’, perché l’avevo notato sulla banchina, ma mai avrei sperato di beccarmelo di fronte. Rasato, abbronzato, con valigione, che mi fa venir voglia di chiedergli da dove arriva (visto che aveva l’etichetta di Linate doveva per forza essere rientrato da qualche viaggio). Tra una mia elucubrazione e un pensiero impuro sento trambusto in corridoio. Arriva Bruk, amica della Sciakka con cui mi è già capitato di fare serata. Inizia a salutare mezzo treno, e così vengo a conoscenza di una dinamica di gruppo che mi sfuggiva: la compagnia del treno. In pratica sono anni che lei sale sulla stessa carrozza e ha stretto amicizia con un manipolo di persone con cui non si vede ne a Milano, ne a Genova, ma solo per le due ore di viaggio da centrale a Principe…Facciamo un po’ di cabaret e tutto lo scompartimento se la ride. Poi mi piglia la fame, Bruk mi allunga due patatine due. A sto punto il bel viaggiatore tira fuori dallo zaino delle golia, e le offre a tutti, io declino. Poi coglie che continua ad avere fame; mi gurda e mi fa: “Tieni, vuoi un trnky?”. Ma stai bravo…altro che tranky e tronky… “no, grazie” “Davvero…io non lo mangi, se vuoi te lo do”. Ti ho detto di stare bravo!!!!! Il viaggiatore, scopro, è di Brindisi, e sta andando a Spezia per imbarcarsi su una nave commerciale. Povero pulcino, così piccino e a fare questa vita rude e di stenti con marinai cattivi. Io già mi vedevo a casa ad attendere le sue cartoline, e poi attenderlo allo sbaro e salutarlo piangendo alla nuova partenza…facciamo che mi preparo per scendere và. Lui si sgranchisce le gambe, e decide di pararsi giusto giusto di fronte alla porta. E non si sposta, no no. Così per uscire quasi mi tocca la fusione super sayan. Ci guardiamo. “Ciao, buon viaggio” “grazie, ciao….”. ma puttana miseria, beccarlo da solo in scompartimento era chiedere troppo, vero???
Sabato tranquillo, a casa. E dopo pranzo mi impossesso di quella macchina che d’ora in poi sarà mia, e simbolo della mia ulteriore emancipazione milanese. Viaggio di rientro tranquillo. Fino al casello. Prima di partire mi faccio spiegare dalla mamma come arrivare a casa. Ok, è facile, ce la posso fare. La prima rotonda passa indenne. Ma la seconda è decisamente più insidiosa. E sbaglio. Improvvisamente invece che sulla circonvallazione mi ritrovo a Porta Genova. Mi porrò poi il problema di come ci sia riuscito. Ora vorrei togliermi dal casino. Imbocco Viale Papiniano. Ok, so come fare, tutto sotto controllo. Almeno fino a quando non piombo bello bello in mezzo ai simpaticoni dei centri sociali assiepati di fronte a San Vittore. Per un attimo mi passa per la mente l’idea di lanciarmi con la macchina in mezzo alla folla….vabbe, facciamo per la prossima volta, và. Giungo a casa. Salgomollolaborsamilavomicambioriesco. Aperitivo al Trussardi caffè. Più pacco non si può. Trangugiamo e scappiamo. Volevamo andare al Gattopardo, ma dopo trenta minuti di inutili tentativi ancora nessun taxi ci caga. E allora via verso Via Meravigli. Lì si mangia e si beve, e verso le 9:30 sono di nuovo in viaggio. A casa. Mi ricambio, piglio la macchina. E vado al Must. Locale molto 70’s, con gente un po’ atteggiata, ma musica proprio bellina. Alle 2 siamo fuori, e un colpo di coda al Glitter ci starebbe proprio bene. C’è solo un piccolo problema, ho lasciato la cartina a casa, ma mi illudo di riuscire ad arrangiarmi. Chi ieri era al Glitter sa che mi sbagliavo, infatti non ci sono mai arrivato. Tutto sembrava propendere al meglio. Non scelgo la via furba, ma quella che conosco. I segni sono incoraggianti. Passo Piazzale Lodi. Ok. Passo l’Atlantique. Ok. Passo il Plastik. Ok. A questo punto dovrei girare. C’è una via con un nome che mi suona famigliare. La imbocco. Vado, vado, vado. All’improvviso mi si staglia di fronte una chiesa; ultimo baluardo di Milano. Dietro essa, la scura pianura. Ok, facciamo che imbocco una traversa e giro. Faccio mio un consiglio di una collega e prendo come riferimento i cartelli Fiera. Gira che ti rigira mi ritrovo in Ripamonti. Mi dico che va bene, la imbocca. Ma ovviamente nel senso sbagliato. Già lo intuisco dal progressivo diradarsi delle case e dall’apparire di capannoni e mignotte. Poi un altro inequivocabile segno, ancor più inquietante della chiesa ai confini del mondo. E cioè un cartello con la scritta Milano e una striscia rossa trasversale. Ok, ritorniamo di nuovo indietro. Alle 4:00 miracolosamente riesco a condurmi verso casa. Considerato che ero partito alla volta della discocantina alle 2.15 non è male…Ora esco, vado a comprare una mappa da lasciare in macchina…
In prime time arriva la telefonata di papà. I toni sono tranquilli, ma alla fine si arriva al succo. Forse che forse si sono resi conto che ormai sono indipendente. Che certi discorsi, certe pretese non si possono più avanzare. Certo, un pochino il colpo l’ho accusato. Però ci si doveva arrivare.
Passeggio per tutto Viale Papiniano e arrivo da Barbie, sta sera ceno da lei. Nelle idee, per lo meno. Perché il richiamo del cinese sotto casa è proprio troppo forte. Mi sono concesso, durante tutta la serata, una passeggiata nel recentissimo passato. Proprio quipochi mesi fa ho dato inizio a questo capitolo tutto nuovo. In casa sua, e pure in quello stesso cinese, dove una volta abbiamo cenato. Discorsi parecchio intimi, a sto giro. Lei, ennesima a propinarmi una faccia perplessa e sbigottito quando scopre che il mio telefono (l’altro, ovviamente. Non il vodafone) e perennemente muto. Ridiamo pensando al suo gemello, che la sera prima era dai genitori della fidanzata, a chiedere la mano della figlia. E poi lei piange, perché dopo due anni è tempo di bilanci. Bilanci amorosi, e le cose non vanno per niente bene. Io – e non solo io – qualche falla in questo suo rapporto l’ho sempre vista, ma sembrandomi felice chi ero io per avanzare perplessità? Ieri si è invece parlato un po’. E una volta di più ho avuto modo di constatare che razza di zerbini siamo, entrambi.
Perfetto:con un abile colpo di mouse ho cancellato dalla banca dati un contratto...ma non c'è motivo di agitarsi...basta fare finta di niente e fischiettare....
Ok, oggi niente responsabile. Ora devo trovare svariati modo per rendere fruttifera questa connessione ad internet per tuta la giornata....
Giornata di totale assorbimento lavorativo, causa fastidiosa presenza della responsabile che fino ad ora aveva deciso di mettersi nella postazione affianco alla mia. E io non sono mica abituato a lavorare ininterrottamente tutto il giorno. Non va mica bene.
Ieri visita milanese di BT, che è venuto su a trovare quella che ora come ora non so bene se sia la sua ragazza, la sua ex ragazza, un’amica particolare. Del resto non lo sa lui, figurarsi se poso averci capito io. Ci si becca in centro, e ci si strascica fino ai Navigli in cerca di un loco dove sbevazzare e mangiucchiare. La scelta – casuale – cade sul Mas, etnico e non male. Di chiacchiere se ne fanno parecchie, anche perché la sua vita è decisamente movimentata, mentre la mia più che altro è sfigata. Penso però che sia ancora perplesso dai risvolti della “storia” con lo Sbruffonciello, e stia ancora cercando di convincersi che non si è più fatto minimamente sentire…e le ragioni sfuggono ad entrambi.
Poco dopo le sette ci si accomiata, e nel mo vagare per Papiniano non posso che egoisticamente desiderare che se – causa fidanzata – dovesse trovarsi a stare a Milano un po’ più spesso sarei solo che contento. Però io mica gliel’ho detto che mi manca…
Stranamente il viaggio di rientro in Riviera sta volta è filato liscio senza intoppi. Il treno non era in ritardo. La motrice non si è rotta. Nessuna cicciona col culo sconfinante nel posto seduta affianco. Ok, poi a casa mi è toccato dormire per terra, ma per una volta le ferrovie non mi hanno sfottuto (per quello ci penseranno al ritorno…). Sabato pomeriggio in un impeto di bontà mi offro di accompagnare
In serata me ne vo a Genova, chè
Ieri di nuovo in treno. Ma sta volta le ferrovie mi hanno sfottuto, e il solito treno era pieno, quindi mi è toccato aspettare un’ora, per arrivare in Centrale alle 9:30. Questo i teoria, perché poiana mezz’oretta di ritardo non ce l’ha levata nessuno. E poi ci si è messo pure l’autobus, che col cazzo che è passato. Quindi addio sogni di turbolimonamenti al Borgo…
Pensavo di aver preventivato tutto per il mio rientro a casa (IN casa), e invece, ovviamente, mi sbagliavo. Dunque, un mesetto fa mia madre si è dilettata con un’operazione al piede. Visto che ci mette ancora circa un’ora a fare le scale abbiamo deciso di accamparla in sala. Sul mio letto. E quindi ieri durante la cena l’ovvia domanda: “Tu sta sera dove vuoi dormire?”. Opzione numero uno: nel matrimoniale, con mio padre, che è enorme e russa. E il cane, che in quanto animale ha un concetto particolare dello spazio. E russa. Opzione numero due, in sala, su un divano. In sala ci dorme pure mamma, che manco a dirlo russa. Alla fine dal cilindro della disperazione ho estratto l’opzione numero tre: dormire in camera mia (o quel che ne resta…), su un minuscolo materassino da campeggio (a me il campeggio fa cagare, n.d.r.), sul pavimento. Che sicuramente fa tanto futon, sicuramente fa tanto etnico. Ma sicuramente fa anche un sacco male ad ogni mio misero ossicino…
All’alba dell’ultima ora dell’ultimo giorno lavorativo, la pesantissima responsabile mi si avvicina con quell’aria tipica di che sa che sta per essere mandata a fare in culo causa richiesta assurda. Mi si siede di fronte e mi chiede se sto effettuando un certo controllo, inerente al mio lavoro. La mia risposta è ovviamente no, non essendomi mai stato richiesto nulla di simile. Morale, devo ripigliare tutto il lavoro fatto in un mese, e rivedere pure sta cosa.
Come dice
L’evirazione sarebbe sicuramente preferibile al mio rientro per il weekend in Riviera. Ma l’avere il culo pesantissimo ha fatto sì che da 3 anni la mia carta d’identità sia scaduta. E tra un po’ mi scade pure la patente. Quindi mi tocca fare l’ometto responsabile, munirmi di bellissime fototessera e provvedere. Il problema sarà l’incontro-scontro con i miei. Perché anche se mia madre in questi giorni si è dimostrata molto – appunto – materna, e comprensiva, vsto la ben nota inculata che mi è arrivata tra capo e collo, mi s che al mio rientrerò si ricomincerà con la solita disamina della mia vita. Che proprio basta!!!! L’idea sarebbe poi quella di stare il meno possibile a casa, andando a nuotare domani mattina, ad ubriacarmi domani sera, e rimbecillirmi davanti a sky il resto del tempo. In caso eccessiva ingerenza genitoriale, medito la fuga!
Io sti due telefoni li odio. E odio ancora di più la mia dipendenza verso di loro. C’è quello nero, tanto grosso quanto vecchio. Dentro quella ormai inutile scheda Tim presa apposta per spendere un po’ meno e poter chiamare quando volevo e annullare per un po’ tutto quel mare. Ora lo guardo, e mi chiedo perché non lo spengo, tanto non serve a nessun altro quel numero. Vibra talmente forte che se arrivasse un messaggio o una chiamata me ne accorgerei anche di notte, ma un’occhiata ce la tiro sempre – troppo spesso – non si sa mai…Poi c’è il telefono un po’ più al passo con i tempi, quello che ho trovato in discoteca. In questo caso il numero ce l’hanno tutti. Tant’è che ieri faccio un attimo mente locale…e mi rendo conto che le ultime chiamate fatte e ricevute concernono tutte lo stesso numero:quello di mia madre. Minchia che tristezza. E’ anche vero che sfrutto parecchio la mail dell’ufficio, che praticamente ho mutato in una specie di msn…però, senza pretendere una proposta di convivenza, quel messaggio che non ti aspetti, che magari ti scombussola i piani per la serata, mi ritrovo ad aspettarlo…anche magari un salutino, da qualcuno che non si sente da un po’. A parte l’Odiatissimo Ex, che dei suoi “ciao come va?” proprio mi ci sciacquo.
Urge qualche cambiamento, anche solo mentale….
Ci ho pensato e ripensato, a questa sua frase: “forse a volte siamo più al sicuro fra mani nude che non ci amano, che fra mani innamorate ma armate”. Considerate le miei sporadicissime storie, non è che possa dirmi sicuro delle conclusioni a cui sono arrivato. Anche perché già considerando l’Odiatissimo Ex mi vien da pensare che lui non mi ha proprio mai fatto sentire al sicuro. E le sue mani non sono state mai ne armate ne innamorate. Ma quelle mani non mi hanno neanche mai cinto. Anzi, per quasi tre anni sono state appoggiate alle mie scapole, pronte a darmi un bello spintone. Che alla prima occasione buona è arrivata. Il Pargolo, poretto, è stato da queste parti un po’ troppo poco, però mi sa che era pure un pochetto troppo piccolo. Sullo Sbruffonciello passo oltre. Alla fine, e mò finisco a suonare patetico – come se non lo fossi stato abbastanza in sti giorni – il punto è che due mani a proteggermi o anche solo a cingermi io non le ho mai avute. Alla fine, o per ragioni anagrafiche o caratteriali, sono sempre sempe stato io quello che proteggeva. E in fondo la cosa non mi è mai dispiaciuta, anzi. E forse si, qualche volta le miei mani sono pure state armate, per insicurezza, per gelosia e possesso. Ma quelle armi non le ho mai usate. Sempre e cmq, però, le mie mani sono state innamorate. Non hanno stretto a loro qualcuno che non ritenessi bisognoso e meritevole di accoccolarcisi, fra di esse. Non che mi dispiacerebbe scambiare un po’ i ruoli, ogni tanto. Mi andrebbe bene anche non ci fosse l’amore, ora come ora. Ma so che fra due mani armate e innamorate io ci starei anche bene. Come starei bene a ritrovarmi, di nuovo, a stringere, ad avvolgere.
Ogni mia vena e velleità di scrivere q.sa sta mattina è stata stroncata dai brain storming, anzi, brai sucking di 3 ore buone ininterrote...confido nella pausa pranzo per recuperare energie...
L’appuntamento con Barbie, per passare il mio lunedì di ferie e il suo lunedì di riposo settimanale, è alle 12:30 a Cadorna. Prima di andare mescolo una bella quantità della compulsività allo shopping della Tata, ci metto lo snobbismo per tutto ciò che non sia di marca di Carrie, il gusto di Rachel, e ingollata la pozione del perfetto finocchio shopping-addicted esco. Ci mangiucchiamo una pizza, poi iniziamo il pomeriggio con un caffè esageratamente caro, ma visto che mi viene offerto non ho nulla da ecepire. Poi risaliamo su su, fino al palazzotto di Armani. Tralasciando il reparto casa, visto che non mi sembra il caso uscirmene con un divano, tralasciando il reparto fiori, che non mi sembra il caso e basta, optiamo per Armani Jeans, appena appena abbordabile. Ripego su un maglione con zip, di cui avrò già un armadio pieno, ma la compulsività non la si può reprimere. Poi facciamo un salto in un posto che vende improbabilissime scarpe. Solo entrarci è un trip, per l’overdose di colori. Qui è il turno di Barbie sfogarsi. Io me ne sto buono buono, seduto sullo gabellino. Mi limito a rimirare il commesso, carino, rasato, che due occhi che manco un husky. Poi oltre al rimirare parte pure il viaggio quando il tizio si mette a carponi…si, insomma, a pecora, per aiutare Barbie a mettersi le scarpe, e io mi ritrovo il suo culo proprio li, a portata di mano, ad altezza pube…Barbie, compra in fretta e usciamo, che è meglio va! Sfoghiamoci rendendo omaggio a Gucci, che è meglio. In sto posto ci si deve andare anche solo per i camerini, che praticamente sono e grandi – e arredati – come un monolocale. Anche qui, cmq, qualche commesso è degno di nota. E poi sono tutti belli ingiaccati e incravattati. E a me l’uomo in tiro un po’ arrapa. Un po’ tanto. Cmq, trovo, provo, compro. Quasi appagato mi concedo un salto da Zara, e poi a casa. Ci starebbe un salto in palestra, ma in fondo, di attività fisica oggi ne ho fatta parecchia: su e giù dai marciapiedi, su e giu per le scale, spogliarsi e ristrinsi, dento e fuori il portafoglio. Si si, per oggi ho dato. Mi si diede, qualche post fa, del wannabe; beh, ieri si, calzo a pennello. Però in fondo resto sempre estremamente e versatile e adatto a tutte le occasioni. Ieri però dovevo proprio soddisfare e appagare il mio ego martoriato (SFIGATO).
In serata mi finisco il libro strappalacrime/strappacuore, ma contro ogni previsione non rischio collasso e disidratazione da pianto sfrenato. Anzi. E poi:LOST!!!!!!
Sto proprio da dio. L'ultima volta che ho pianto per un libro deve essere successo alle medie. Mò ci ricasco. Tutta colpa del regalo di Stefy-Chan, che sta toccando corde molto, troppo scoperte. Scemo io, perchè lo sapevo non fosse un libro allegro. Eppure mi sono lasciato tentare, e travolgere. E allora cerco di smettere ogni volta quando sento il groppone serrarmi la gola. erchè i parallelismi, Adriano, sono troppo evidenti. Mi sento anche io, quell'angelo da un'ala sola, cha abbraciato riusciva a volare e solcare i cieli. ma adesso precipito....
E’ tutto e solo silenzio. Il solito silenzio che non capisco. Totale assenza di comunicazione. Non una voce, non un messaggio. Niente. Una settimana oggi….
Sono una nessuna e centomila le cose che vorrei scrivere. Ci pensavo ieri notte, mentre sotto la pioggia mi aggiravo per Milano. Troppo frastornato per chiamare un taxi. Non avevo ancora voglia di chiudere la nottata. Volevo camminare e pensare, e poi scoppiavo a ridere. Ridevo un po’ di me, e poi ridevo con me, ché la mia risata mi contagiava e me ne faceva nascere un’altra.
Umile, pio e penitente ritorno là, a pormi domande e interrogativi. Perché se ciò che non distrugge fortifica, è anche il caso di imparare sempre q.sa dalle esperienze. E rientro nel buio della grotta, in cerca dell’ oracolo che mi sveli il mondo e mi dica che fare. Ma la risposta la so già, perché la si legge incisa nella roccia proprio all’ingresso. Mi si esorta a “conoscere me stesso”. E io mi conosco, io di guide per il mio animo non ne ho bisogno. Una volta adornai una mia foto con una citazione: “Noi possiamo essere ciò che siamo. Io ho la mia storia, i miei ricordi, il labirinto irrisolto del mio io, in cui mi perdo tanto stesso”. Tutto falso. Non c’è nessun labirinto dentro di me. Non c’è un dedalo in cui districarsi, in cui se si perde il filo, è la fine. Non ho sbalzi, non vivo contraddizioni. Però ogni tanto riesco lo stesso a perdermi. Anzi, lascio che qualcuno mi prenda per mano, e gli concedo di guidarmi per i suoi sentieri. Nelle sue stanze. Nel suo labirinto. La meta, mi si dice, è sempre la stessa. Ma poi mi si molla lì, magari al buio, senza luna e senza stelle, senza punti cardinali. E allora si che sono perduto. E vorrei, che mentre disperato mi accascio ai piedi di uno degli innumerevoli alberi della misteriosa foresta in cui sono stato abbandonato, vorrei che qualcuno arrivasse, a prendermi per mano, a tirarmi di nuovo in piedi, a guidarmici fuori, da questa foresta. L’oracolo mi dice che ho fatto bene, a chiedere quel pennarello rosso dalla punta troppo grossa, così grossa che mi trovo a scrivere solo l’essenziale, e poco più. Ché avrei voluto scrivercene di cose. E avrei voluto dirne, di cose. Perché mi sentivo in dovere di spiegare ogni singolo gesto. Perché per me, non è stato un gesto banale. L’oracolo mi rimprovera solo un po’ l’incespicare delle parole, che chissà come sono uscite. E come sono suonate. E mi rimprovera di non aver neanche augurato la buonanotte. Cafone che sono. Ero di fretta, dovevo assolutamente procurarmi una pala per scavarmi la mia buchetta profonda profonda…L’oracolo mi dice di sedermi buono buono, ed aspettare l’arrivo della nave. Nessuno però sa se le vele saranno bianche o saranno nere…
Vorrei scrivere altre centomila cose. Anche magari del cosmopolitan che mi è stato offerto. Da una ragazza…ma magari basta così, che ho un’aspirina da cercare, un pranzo da inventare, una giornata da organizzare…che tanto poi lo so, sta giornata come la passerò, a fissare il telefono…
Giovedì sarebbe dovuto passare alla scoperta l’uno dell’altro. Dei nostri corpi, dell’odore delle nostre pelli. In quel bad & breakfast che cocciutamente non ho disdetto. Poi si sarebbe andati a mangiare, magari anche a ballare. O forse ci si sarebbe di nuovo rintanati in quella cameretta in mansarda. Tutto questo nel mondo delle idee. Solo le mie, però, di idee.
Il caso vuole che però questo giovedì sia stranamente ingolfato di impegni, e così ci si distrae da un rimuginare che sarebbe stato sicuramente dannoso. Succede che la collega che me la vorrebbe dare compie gli anni, e vorrebbe offrire a tutti i colleghi un aperitivo. L’idea già mi piace, peccato però che quelle due o tre persone con cui mi piace proprio passare il tempo convengano, e anche se ormai la confidenza c’è con tutti, potrebbe anche capitare che un filo mi annoi. La prima alternativa alla serata alcolica mi arriva dal Cavaliere Jedi che mi propone una serata che mi proietterebbe dopo tanto tempo di nuovo in quel mondo che tante sere di divertimenti mi ha regalato, tanto svago, tanta suggestione. Il mondo del gioco di ruolo; vampire, nello specifico. E poi arriva la terza opzione, quella per cui alla fine ho optato. La Francy ha due biglietti per andare gratis alla scale a vedere le prove di un’opera. E allora che sia serata alternativ-culturale. Carini e tirati quanto basta si va a fare aperitivo vicino al teatro, in un bel localino liberty, poi poco prima delle otto, a mò di devoti impauriti ci appropinquiamo a senire/vedere l’opera. La Scala è esageratamente bella, ridondante ed opulenta. Già ridacchio tra me e me solo vedendo gli uscieri in livrea che ci accolgono, chediamo dove andare a sederci, e ci viene aperto un palchetto…mi sento proiettato in un film in costume, Le Relazioni Pericolose piuttosto che Le Età dell’Innocenza. Ci accomodiamo e aspettiamo. Si apre il sipario, scenografia minimal, ma di effetto, con tanto di fiume di acqua vera sul palco…Parte la musica, entrano i cantanti…e poi scopriamo il pacco. La prova ci era stata spacciata come quella generale, e noi ci aspettavamo di vedere tutto sistemato a puntino, invece gli attori manco avevano i costumi, e provavano in jeans e maglioni, addirittura una delle signorine aveva la panza di fuori. E poi la mannaiata finale:cantavano in russo…Io e la Francy ci guardiamo, “ma sarà tutto così” “sicuramente!”. E infatti….
Alle 9 usciamo, ma restiamo coerenti al tema della serata, ancora musica, ma sta volta un po’ più contemporanea. Si va alle Scimmie per un concerto jazz. Concerto notevole.
Venerdì sono a casa, in ferie. Quelle ferie inutilmente richieste. Ma sembrerebbe improvvisamente che un senso sta vacanza forzata lo assuma:colloquio di lavoro. Alle 11.30 sono a Gioia. Il colloquio è per una compagnia immobiliare con filiali in tutto il mondo. Sul sito si presentano bene, e il settore amministrativo sembra allettante. Il posto già mi fa capire tante cose:un’appartamentino improbabilmente arredato e improbabilmente tinteggiato. Alla fine viene fuori che cercano dei tizi da introdurre all’attività di agente immobiliare, tutto il reparto finanziario è solo un progetto. Ok, ciao!
Alle 18:00 capatina a farmi una bella doccia solare. E stranamente non mi brucio il culo, cosa che invece solitamente capita. E mentre mi griglio mi interrogo sul perché sempre e comunque, quando sono nella cabina abbronzante non posso fare a meno di infilarmi le mani nelle mutande. Cioè, non è che mi sia fatto una sega, ma le mani di tenerle ferme proprio non ne avevo intenzione. Passo al supermercato, mi procaccio due bottiglie di prosecco, e via verso Sciakka’s place. Cena a sette. Per una volta il melting pot è evitato, e l’unico idioma parlato è l’italiano. Niente rappresentanti dell’emisfero australe, niente persone che non hanno idea manco di essere in Italia. Si beve, si beve, si mangia, e poi ancora si beve. Verso mezzanotte si va a ballare al The Club. Posto esageratamente disco fever anni ’80. Ed esageratamente affollato, per di più gli avventori era tanto piccini. Ma di un piccino fastidioso, non del genere che mi provoca erezioni istantanee. Tutti bambinetti atteggiatissimi e un tantino convinti. Ma mi sono esageratamente divertito. Qua e là qualche estratto:do accidentalmente una culata ad una sfigatina, che mi guarda e con la voce che sfiora gli ultrasuoni mi dice: “mi hai fatto male!!!!” “ma piantala che mica ho il culo d’osso, sfigata”. Sciakka: “Max, sei esageratamente atteggiato, il messaggio che emani è:chi me lo da?”. Faccio notare un tipo, l’unico che abbia titillato la mia attenzione, e mi sento dire, sempre dalla Sciakka: “Max, ha le sopracciglia fatte meglio delle mie….”.
E sta sera si torna alla discocantina!
Mi chiedo come mai una signora non possa essere egregia. E un signore non possa essere gentile. Cioè, una signora deve essere una poco di buono e un signore un cafone? No, perché in ufficio sono sganasciati dal ridere e tirato un mega pippone perché ho scritto una lettera apostrofando la tizia come egregia…io sti formalismi proprio non li capisco….
E’ da qualche settimana che Stefy-Chan mi deve dare un libro. E’ un regalo. Un piccolo pegno di commiato, lei che se n’è andata. Sapere che mi avrebbe fatto un regalo mi ha riempito di gioia; sono l’unico, credo, in tutta la banca, a cui ha preso q.sa, e non posso che restare colpito dal fatto di aver lasciato cmq un segno in una persona frequentata – per di più solo fra le quattro mura dell’ufficio – sì e no due mesi. Ho trovato poi il libro sempre un regalo ambivalente:o il modo anonimo di risolvere l’incombenza di un presente, o un tentativo di entrare ulteriormente in comunione con l’altro, quando si dona un libro che ci ha segnato, che è un po’ un’emanazione di sé. Ho però preteso una dedica. Io del resto mi commuovo a leggere le dediche di ogni autore, figurarsi una personale per me.
Ci vediamo a Garibaldi, io le do i biglietti per Le Cirque du Soleil, lei mi da il libro. Ci salutiamo subito, ché tutti e due abbiamo da fare (vabbè, io da fare non ho un cazzo…). Mi aggiro, perdendomi, per la stazione della metro (vabbè, tanto ormai è la norma, dopo tutti sti mesi qualche settimana fa mi sono perso prima a Lotto, poi in Duomo…) e appena salgo manco mi aggrappo e subito sfoglio veloce veloce le pagine per leggere la dedica.
“Inverno 2006…mmm…dedica difficile questa. Due cose però: che non finisca come questo libro e, se dovesse essere così, ricordati che sei speciale e che meriti veramente tanto”
Dai, Massimo, almeno non metterti a piangere in metropolitana, eh?
Per quanto sia sempre bello steso al tappeto, ieri, tornando in autobus a casa, non ho potuto non imbambolarmi sul modello che è salito carico carico di bagagli. Modello vestito alla Marlboro Country, con una mogliettina piccina piccina, che quando lui si è aggrappato per non spiaccicarsi al suolo ha lasciato in bella vista addome piattissimo, mutanda aderentissima, peletti appena accennati che dal pube si arrampicavano su su fino all’ombelico……ovviamente solo guardare….vabbeh……