...perchè la mia vita è una sit-com???
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Non ho ancora ben capito come sto. Mi sento come un pugile suonato per bene. Che ancora troppo rimbecillito dalle botte prese non sente il dolore. Però è al tappeto, questo si che lo sa. Non una persona, tra commenti ai post, via mail, via messaggio, o parlando mi ha dato ragione. A parti inverse del resto farei lo stesso. Ma io mi incaponisco. Perché, alla fine, non ci ho capito nulla. Perché la motivazione addottami non regge. Perché volermi conoscere non vuol dire mettere un freno ai propri obiettivi. Quindi, forse per seguire quelle che non sono altro se non le mie proiezioni, o le mie sensazioni, o magari anche solo per la voglia di mettersi in gioco per davvero, per tutte ste cose, io non ce la faccio proprio a convincermi di demordere….
E’ ancora lì, quel che rimane del mio cuore, ai piedi del letto dove sta notte proprio non sono riuscito a prendere sonno, se non al massimo per un’oretta. Quell’ organo maledetto che tanto vorrei si atrofizzasse, perché poi quando stai male, e tanto anche, non puoi non chiederti se valga la pena ricominciare. Soprattutto quando non riesci a darti pace, non capisci…perché proprio non hai fatto niente….e le spiegazioni non arrivano….Lo guardo, quel maledetto cuore che nonostante tutto si ostina a pulsare e cerca qualcuno per cui valga la pena farlo.
La conclusione, in fondo non era proprio inaspettata. Non per come era iniziata la giornata. Solo alle due e mezza riesco a mendicare una telefonata. Più che altro perché sai che sono in ansia, viste le condizioni della tua macchina, e almeno che sei vivo me lo fai presente. Parliamo il minimo indispensabile. Poi ciao. Per tutto il giorno nulla. E sì che non avevo certo fatto segreto del fato che fossi giù, proprio giù. Alle undici dovresti aver finito di lavorare. Chiamo, chiamo, chiamo….e mai niente. Alla fine un tuo: “devo pensare”. E’ buio totale…perché? PERCHE’? E a cosa poi….perchè a soli 4 giorni da quando ci saremmo dovuti vedere, perché a soli 4 giorni da quella settimana tutta per noi? Cerco di fare l’uomo, di mantenere un po’ di decoro, e di contegno. Poi arriva un messaggio di mamma “Mi dispiace tanto, vorrei dirti di metterti tranquillo, ma so che è inutile. Ti voglio bene e sono proprio lì accanto a te”. Ed eccoli, i primi due lacrimosi, uno per occhio, che piano piano rotolano giù sulle guance. Poi ariva il messaggio della Sciakka. Il messaggio che mi aspettavo, dure e arrabbiato. E ciao al decoro. Tanto vale sfogarsi, e singhiozzo…e piango…
Poi arriva qualche parola di più, che non dirada il buio, ma almeno arriva: “non vengo a Milano” e poi “Devo trasferirmi a Roma, e contare sulle mie forze”. Mi si chiede di capire. Ma proprio no, non capisco. E non importa se ho passato 5 giorni a cercare un albergo. E non importa se ho cercato itinerari e cose da fare, perché non avevo preteso che in una settimana ti nutrissi solo di me. E non importa se l’albergo l’ho prenotato (e non ho ancora disdetto…e da stupido so che non lo farò, sperando fino all’ultimo) e non importa se ho preso le ferie, per dedicarti ogni attimo. Rileggo un po’ di messaggi: “Questa telefonata mi ha fatto venire voglia di venire a vivere con te”, “Dal 3 al 7 sarò tuo”, “ieri notte mi veniva voglia di dirti grazie di esistere ma mi sentivotroppo patetico e banale. Per questo adesso ti dico grazie di esserci”. E adesso? Cosa è successo sabato? Mi dici che tutto il tuo essere tende verso Roma, ma questo già lo sapevamo, già ti avevo detto che non era un problema, io non ti ho mai detto o a Milano con me o niente. Non ho mai inteso questo tuo viaggio come un trasferimento. Io l’ho sempre inteso come l’occasione per stare assieme, per conoscersi veramente. Ed è che questo che ci stai negando. E’ questo che mi importa veramente. E quel silenzio che di nuovo hai eretto fra noi. Quel tuo chiuderti a riccio, solo col tuo malessere, che proprio non capisco. Che fa stare male entrambi probabilmente molto di più di quanto staremmo se parlassimo. Perché avresti potuto semplicemente dirmi che in fondo Vuoi andare nella Capitale, e io avrei rilanciato, ti avrei detto che andava bene, che potevi venire su, solo per stare con me, per mettere le basi per una storia, non le basi di un trasloco. Oppure ti avrei detto che la vacanza potevamo farla assieme, io te e quei posti che gli studi classici ci hanno fatto amare.
Ma un dialogo qualsiasi mi è stato precluso. Hai preferito ergerti da solo contro il tuo dolore, come se non fosse dignitoso, o fosse una vittoria meno significativa quella ottenuta insieme ad un’altra persona. Ho potuto solo farti arrivare un messaggio, che continuo a ritenere sincero.
“Quando te la sentirai chiamerai. E parleremo. Di tanto, di tutto. E magari capirai che una persona che ti vuole bene accanto non vuole essere un peso. Torna presto”.
Avevo in mente di raccontare di come io e Barbie, venerdì, abbiamo completamente sbagliato a scegliere il film, e di come "Capote" si sia rivelato di una noi smisurata, apprezzabile solo la grande prova di attore del protagonista, nulla più. Avevo pure in mente di raccontare di come ieri, in palestra, di fronte alla doccia, mi sia reso conto di essere senza bagnoschiuma e sciampo, e di come, avendo cmq voluto buttarmi sotto l'acqua, emanasi inequivocabile olezzo di cane bagnato. E di come, sempre in palestra, mi sia dimenticato le mutande di cambio, e mi sia ritrovato poi ad andare verso casa col pisello libero di ciondolare nei jeans.
E invece no.
Invece, non appena avrò raccolto i miei pensieri, e mi sarò ricomposto, racconterò di come ieri note tu mi abbia crocifisso al letto. Di come ti sia messo a cavalcioni sopra di me. Il volto rigato dalle lacrime, perchè lo so che hai sofferto. Di come tu abbia squarciato la mia maglia in modo da esporre tutto me stesso. Di come le mie implorazione e il mio pianto, così in comunione con il tuo, non sia servito a nulla. Di come inesorabilmente tu abbia affondato le tue cinque dita nella mia cassa toracica. Di come le grida e le mie richieste di fermarti, di non farmi male non siano servite. Di come, arrivata al cuore, la tua mano ci si sia stretta attorno, e di come me lo hai strappato via. E siamo rimasti lì. Tu col mo cuore in mano...io solo con le mie lacrime....
Non so perché, non ne ho proprio idea, ma da ieri pomeriggio, ma mentre girovagavo per Corso Vercelli mi ha assalito il male di vivere. Così mi sono aggirato tutta la sera per casa, a rimuginare. Sul niente, per di più, perché non c’è oggettivamente nulla che non vada, nulla che mi crei particolari turbe. Oggi, butta uguale. Anzi peggio. Perché vorrei passare la giornata a stordirmi al telefono, a parlare di niente. Ma non si può, e sta volta non è proprio colpa di nessuno. Il lavoro è lavoro….oggi, mi mancherai sbruffonciello, mi mancherai tanto….oggi vorrei che per una volta, una volta soltanto,si invertisse il ruolo, quel ruolo che tanto mi piace, e che tu mi stordissi di parole, che io potessi abbandonarmi a te e tu occuparti di me……
Dopo un periodo di pace i miei sono tornati all’attacco.Argomento: tesi. Su sto punto ormai c’è totale discordanza fra me e loro. Ma ancora di più mi ha fatto incazare un punto toccato da mia madre. Mi viene a dire che devo crescere, devo farmi le ossa, iniziare a prendermi le mie responsabilità. Ora, faccio rapidamente un micro bilancio:a ottobre mi alzavo alle 11, pazzeggiavo tutto il pomeriggio, la sera uscivo. Da novembre:ho fatto un trasloco, ho trovato un lavoro, che per quanto a tempo determinato è cmq un buon lavoro, sono totalmente autonomo e indipendente, soprattutto sul piano economico. A questo puntonon mi sembra che possano sentirsi più tanto in diritto di fare paternali. Hanno voluto – giustamente – che diventassi autonomo, e ciò, se ne devono rendere conto – vuol pure dire autonomia di pensiero e di gestione della mia vita!
Ieri ho fato “squarare” i Calabresi. La cosa è stata del tutto involontaria, ma visto quanto mi saltellano sui maroni, ciò mi ha procurato un piacere quasi estatico. Vestendomi per uscire, alle 5, ho detto che dovevo cercare una scuola guida, o un ACI. Mi si chiede se, alla mia venerabile età, sia possibile che non abbia ancora la patente. Certo che ce l’ho solo che devo fare il rinnovo. La responsabile mi guarda e con fare materno mi fa presente che assolutamente non c’è verso di farla qui, devo assolutamente andare nel comune di residenza. Io dissento, no no, lo si può fare ovunque, basta pagare il dovuto, e tutto è a posto. Anche la collega sicula incalza. Il Calabrese Maschio strabuzza gli occhi, diventa color amaranto, in pratica è in crisi anafilattica.
Il secondo round contro il ministero mi vede gloriosamente vincente. Trovo un posto dove sono consapevoli dell’esistenza di una minoranza: “i lavoratori”. Ok, vogliono un po’ di soldi, ma se devo servirmi di mercenari per vincere, che sia!
Dopo la guerra che sul finir dell’estate mi ha visto protagonista contro la motorizzazione, in questi giorni il Ministero dei Trasporti ha deciso di lanciarmi una nuova sfida. Sta volta per il rinnovo della patente. E già scopro che anche questa volta le truppe di burocrati sono molto ben addestrate e tentano già dalle prime scorribande di portarsi in vantaggio. La madre sosteneva, nel weekend, che potessi andare a fare l’inutile e taroccatissima visita in qualsiasi scuola guida della nazione. E così, proclamandomi già vincitore e esageratamente fortunato per averne una sotto casa, lunedì mi appropinquo. Il tizio, a cui non affiderei per altro neanche una macchinina telecomandata, mi dice che le visite le fanno…ma alle tre e mezza. Ora, secondo lui io dovrei prendermi un pomeriggio di ferie per ottenere q.sa che senza problemi viene concessa senza problemi a qualsiasi extracomunitario clandestino che qualche giorno prima ha investito madre con pargoli in carrozzella??? No way!!! Cerco un luogo alternativo. Nel pomeriggio mi chiama mio padre, che mi dice di andare all’ACI, che pago meno. Ok, apprezzo l’idea, ma ho un problema:io l’ACI dove lo trovo? (considerando che domenica per un attacco di demenza mi sono pure perso due volte in metropolitana…). A questo punto prende in mano la situazione mia madre, in versione navigator. E anche qui, scemo io, a fidarmi, troppo presto immemore della facilità con cui la sopraccitata madre si è persa per le tangenziali e
Mi tocca tornare in riviera, nel weekend. Tutto perché mia madre, operata di fresco, fa finta di star male. Palle, sta benissimo. Solo che si sente in dovere di piagnucolare e farsi coccolare. Il viaggi di ritorno, come al solito, è una merda. Arrivo in stazione, dove il solito viaggio in autobus troppo multietnico esageratamente in anticipo. Così posso perdermi per un po’ in Centrale, soprattutto in quella specie di supermercatino e comprarmi due arancine, un tubo di pringles e una bottiglietta di the. Manco presagissi cosa mi attendeva. La mia fedele compagna di viaggio mi raggiunge, e insieme mangiamo parliamo cazzeggiamo. Già si accumula ritardo, ma ormai a questo ci sono abituato. Poi a Principe il treno si ferma, e ci viene preannunciato un ulteriore stop di mezz’oretta. Poi ci spengono le luci…al buio potrebbero far salire una bella manica di neuroni e farci pestare…poi ci dicono che, ops, il ritardo salirà ad un’ora e mezza. Sti cazzi. Alla velocità della luce scendiamo e saliamo sul primo treno a portata di piede. Per fortuna giuso. Alla fine, due ore in ritardo sulla tabella di marcia, questo povero culetto trasfertista riesce a riconciliarsi con la madre. Ah, ovviamente il tragitto stazione – casa è fatto a piedi…
Sabato la bufera incessante mi invita a starmene a letto tutto il giorno paccando
Domenica già si rientra. Sta volta il treno è meno bastardo e riesco ad arrivare. Troppo impigrito però per andare alla Sagra. Ma prima o poi riacquisterò le energie…
Aperitivo? E aperitivo sia. A dire il vero gli aperitivi sono stati addirittura 3. Il primo coi colleghi, subito dopo aver ritirato la busta paga. Si decide di darle subito dentro andando a bere in quel di Brera. Unico appunto, ma con tutti i locali presenti proprio in quello meno italiano possibile? Evidentemente si, visto che finiamo in un Irish Pub…cmq si mangia, e già questa è condizione necessaria e sufficiente acchè il posto sia di mio gradimento.
Alle 7 raggiungo Barbie, che mi propone serata in locale allammoda. Si va all’Armoni Cafè. Si sceglie sto posto perché dobbiamo accompagnare unba sua collega che deve far ingelosire il tipo che si tromba (ma se lo tromba solo e rigorosamente di martedì, gli altri giorni liberi tutti). In teoria dovrebbe esserci pure il tipo che si tromba questa settimana, ma solo questa settimana visto che è toscano e sposato…in realtà ci sono solo io, e noi non rombiamo. Lei propone “E se ad un certo punto ti infilo la lingua in bocca?” “E se ad un certo punto rimpinguiamo il buffet con una tartare fatta con le tue membra?”. Il posto è abbastanza un pacco. E’ messo su solo per abbindolare gli stranieri. E i cretini…ed essendo io italiano….
Almeno i prezzi sono nella media, non come nel posticino in cui ci saremmo recati dopo, il Nobu. Posto esteticamente più bello, anche se un po’ troppo rossiccio. Ma cazzo, la gente da rogo, sembrava di stare in un film americano anni ’80, tipo Wall Street. Tutti ingiaccati, incravattati, incamiciati…eccheccazzo…e poi in sto posto si fuma, e io ormai non ci ero più abituato ad essere vessato in sto modo dai vizi altrui. E poi in sto posto un bicchierino di vino lo paghi 12 euro…e manco mangi, che evidentemente in certi ambienti fa brutto….
Già andare a fare una gita alle poste non è il massimo della vita. Ancora meno divertente è andarci per pagare al comune di Finale una bella multa di 200 eurini. E poi mi capita pure che il cassiere a cui ho solo ed unicamente chiesto una penna si rivela gay e ammiccante. E ridacchia e mi dice: “no, niente…mi veniva in mente una battuta ma è meglio che non la dica”…come se gli avessi chiesto q.sa….Unico aspetto positivo del mio confronto col vecchio lepego? Mi fa saltare la fila e passare davanti a tutti….
Ma io mi chiedo, con tutti i bei paeselli che ci sono in liguria, proprio dove sto io dovevano ritrovare ieri tre fottutissime papere morte e far partire la psicosi aviaria? Ora dovrò chiamare casa e dire a mia madre di smettere di azzannare carcasse di animali morti come invece è sua abitudine....
Non posso non reprimere una risata, venerdì sera, rientrando in casa. La ragione è stupida, decisamente stupida, ma mi ha divertito. Sulle scale ho incrociato i due tizi che abitano sopra di me. E i due tizzi sono gay. Ok, è una minchiata…tant’è io ero divertito. Il resto della serata passa in relax, dopo la cerimonia delle olimpiadi ero talmente stanco che sembrava che ad inaugurare ci fossi io.
Sabato più impegnato. Nel pomeriggio in centro con
Alle 5 si schizza fuori dall’ufficio. Subito sul 3 e poi si scende a Garibaldi. L’occasione è serata semi-mondana per una mostra fotografica. In realtà non è altro che un pretesto per uscire con Stefy-Chan & fidanzato e con il Cavaliere Jedi & fidanzata. La prima tappa è struscio in Corso Como, così intanto mi guardo qualche locale alla moda in cui magari capiterà che proverò ad imbucarmi in futuro. Poi primo aperitivo in baretto finto disimpegnato. Poi ci strascichiamo fino in Solforino, e ci avventuriamo dentro al Sud. Locale molto etnico ma proprio bello, dove ci do dentro con altri due biberoni alcolici. Qui dovrebbe esserci la mostra. Effettivamente la mostra c’è, ma noi non è che la caghiamo più di tanto, anche perché il fotografo, che ce la vorrebbe spiegare, non è proprio Cicerone e causa capacità oratorie scarsine dopo tre foto io mi defilo e torno a bere.
Sul portone di casa, verso le dieci, suona il telefono. Rispondo: “Pronto!”. E dall’altra parte: “Ciao amò”. E le gambe si fanno di pastella e a stento riesco a fare le scale….
In principio doveva essere cinema. Ma francamente l’offerta era scadente. Io sarei anche andato a vedere Munich, ma a Barbie il film impegnato non andava tanto. A me sarebbe anche andato Matchpoint, ma questo era stato contingentato dal fidanzato di Barbie, chè lo devono vedere assolutamente assieme. Quindi, per non saper ne leggere ne scrivere iniziamo la serata da Claudio a base di bianco frizzante e pesce. Tanto pesce, tanto tabasco, tanta cipolla. In-limonabile, insomma. Alla fine gironzolando in Duomo decidiamo di infilarci alla Rinascente. Alla fine, gironzolando per
Che belli che sono due uomini quando sono innamorati
E che belli che sono du uomini che si abbracciano
Ovviamente in tutto il cinema sono stato l'unico a piangere. E a meritarsi, da parte della Sciakka giratasi per commentare il film un "...ma dai, ma che cazzo...ok, io magari non riesco ad immedesimarmi...ma dai..."
Dopo un mese è anche il caso che torni a casa. Intendiamoci, voglia zero, assolutamente zero, però è anche il caso che ricordi ai miei che hanno ancora un figlio. E poi effettivamente c’è qualche amico che rivedo proprio volentieri. E così venerdì scappo dall’ufficio e dopo aver fatto passare tre 90 perché troppo piene, alla quarta riesco a salire. E mi sale pure lo schifo, perché sarà la zona sfigata, sarà che lo snobismo ogni tanto mi piglia e non mi molla, ma porca puttana certa gente quanto puzza. E mi pare pure che afrori personali aumentino con l’avvicinarsi dell’etnia di appartenenza all’equatore. Mi autostimo per il grado di autocontrollo esercitato e che mi ha trattenuto dal farmi esplodere in autobus ad ogni minimo contatto con corpi altrui. E anche per l’ottima capacità di apnea. Viaggio in treno abbastanza pessimo, ma per fortuna la prenotazione mi garantisce un posto comodo da cui guardare con pena la massa accalcata in corridoio. A casa sembrava di stare in un porto, io che torno da Milano, mio padre da Barcellona, e mia madre che sembra Penelope. Un po’ di convenevoli, poi si cena e si và a nanna. Sabato passa nell’ozio, fino alla sera in cui dopo un bel po’ di tempo torno in quel di Genova. Passo a prendere
Ma più di ogni altra cosa la serata me la ricorderò per uno scambio di battute tra me e
Dopo due giorni passati in pieno isterismo, da ieri ho deciso di affrontare il lavoro con tutta una nuova filosofia:me ne sbatto le palle e faccio quello che riesco a fare. Se sono troppo lento o che, assumono C3P8. Ieri sera cena per festeggiare il Cavaliere Jedi e l’agognato lavoro a tempo indeterminato che ha trovato. Le perplessità sulla serata sono state tante sin dall’inizio. Tutte motivate. Tutte ben riposte. Invece che andare in un posto in centro, comodo a tutti a due mentecatti viene in mente di andarsi ad imbelinare su fino ad una fermata della rossa che neanche pensavo esistesse:Gorla. Così è sicuro che la nostra serata nascerà e morirà al ristorante, visto che nessuno sembrava intenzionato a darsi allo struscio in Viale Monza. Poi ieri mattina arrivano notizie sconfortanti sulla location:cibo pessimo, servizio peggio, conti assurdi…delle tre due si riveleranno veritiere. Il mangiare fa cagare:e qui faccio pure mea culpa, scemo io a finire in ristorante dall’aspetto infimo a mangiare pesce. Però francamente non credevo mi si rifilasse un risotto allo scoglio che era sicuramente fatto dal Signor Knor. E neppure che il pesce spada al limone potesse essere in realtà un trancio di granito con una salsa che era ovviamente liquido seminale. Pure il sorbetto alla mela verde non è stato una scelta fortunata: il Calvados con cui doveva essere allungato è rimasto in Normandia, mentre a me è stato propinato un sorbetto al collutorio. Il cameriere un dito in culo. Anzi, facciamo che ora della fine più che un dito è stato tutto il braccio fino alla spalla. Almeno il prezzo è stato contenuto…scarsa consolazione, la bottiglia di limoncello che io e la fidanzata del Cavaliere Jedi ci siamo fatti fuori soli soletti.
Durante la cena ho avuto poi la sensazione, magari sbagliata, magari dettata da quell’atteggiamento tutto maschile per cui se una ti parla te la vuole dare, che una mia collega gradirebbe un po’ del mio belino…ecco, e qui caschiamo proprio male….
Dopo che settimana scorsa prima ci si è messa la neve, poi i radiobus a remare contro, finalmente io e Metroicon si riesce. Anche ieri non senza qualche difficoltà, più che altro perché l’hanno trattenuto in ufficio ad libitum. Ne approfitto per farmi i miei giretti. Tra l’altro, in una città non proprio piccina come Milano, quante probabilità ci sono di incontrare, mentre stai per recarti in un locale notoriamente gay, due colleghi? Evidentemente molte…cmq ho glissato abilmente le domande ed inventato scuse credibili. A quello che non sapevo cosa rispondere ho ovviato con faccia ebete ed espressione esplicita: “cazzi miei”. Da Porta Venezia si va dritti dritti all’ Elephant. Il locale in sé non è nulla di particolare, ma la selezione musicale è ottima, spaziando dagli eitis, ai cartoni animati, sino ad attualissime boy bands. Mi si disse che se non mi era piaciuto l’ After Line dall’ Elephant era meglio me ne tenessi alla larga, ma francamente non mi è sembrato tanto male, almeno non c’era questa atmosfera che emanava vergogna e voglia di nascondersi. Anzi, ieri non si nascondeva proprio nessuno. Ok, il beveraggio non era eccelso, e manco il buffet, ma per 5 eurini, a Milano, non si può poi pretendere. E poi nessuno mi guardava con sguardo maniaco, ieri.
Dopo la giornata di ieri l’impulso impellente era quello di gettarsi a volo d’angelo sopra una satana affilata. Ma avevo un impegno, quindi ho evitato. Da quando ho trovato lavoro infatti ho promesso alla Sciakka e a Barbie che le avrei portate fuori a cena. E la giornata fissata era quella di ieri. Barbie a dire il vero ha tirato il pacco, perché aveva da vedersi Carabinieri….quindi saremmo stati io e