...perchè la mia vita è una sit-com???
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Dunque...ho finito solo ora, dalle 9, una riunione fiume brain storming mungitura di coglioni di cui ho perso il bandolo dopo dieci minuti netti. A quel punto è partito il mantra: "fai una faccia intelligente, fai una faccia intelligente". Ma so di non esserci riuscito....
Brutta giornata in ufficio, ma proprio proprio brutta. Nell’arco due qualcosa di non più lungo di due minuti Stefy-Chan e Il Cavaliere Jedi hanno dato le dimissioni. In sostanza gli unici due con cui passo le 7 ore e trenta di permanenza fra queste stanze. E quindi già l’umore decide di emigrare lontano. Poi parte la ripartizione del lavoro. Vinco in un millisecondo un lavoro estenuante e infinito, che se da un lato mi garantisce qualche rinnovo nei mesi futuri, dall’altro so già che sarà fonte di magagne infinite…E per addolcirmi la pillola mi spostano pure di scrivania e vado a finire nell’isola con quelle che fanno part-time…quindi il pomeriggio sarò da solo…minchia, la morte…Al tutto si aggiunge una discreta quantità di tristezza che si insinua pian piano. La motivazione principale è ben evidente…oggi, qui a Milano, mi manca qualcuno…mi manca qualcuno che mi aspetti a casa….mi manca qualcuno che sia solo mio…qualcuno per cui essere l’unico….
Mi sovviene che ho omesso particolari sul mio sabato che è assolutamente necessario tramandare ad imperitura memoria:
Scoprire che nonostante tutti i tentativi delle Nazioni Unite la schiavitù in Italia è ancora pratica diffusa. Di nicchia, ma diffusa.
Ritrovarsi domenica mattina parecchio raffreddati, e rendersi conto così che starsene in mogliettina in mezzo alla neve col pisello in mano per pisciare può non essere sempre una soluzione vincente in caso di vescica stragonfia.
Desiderare mandare una mail al responsabile del personale di Costume National per l’ottima selezione
Ricordare ciò che Another e solo Another vide, ma di cui ci rese partecipe, e riderne ancora.
Domenica, invece, dopo aver ciondolato tutto il giorno per casa, me ne ritorno al Borgo; sta volta con Barbie. Atmosfera sempre più incasinata, ma a parte questo ricorderò l’annotazione fattami proprio da Barbie: “certo che qui la cavalleria proprio non esiste, tutti a spintonarmi, nessuno che mi fa passare…io sono una signorina”. Penso che sia proprio questo il punto:sei una signorina, e qui non gliene può fregare di meno a nessuno…
Sono un uomo meraviglioso. Peccato che me lo dica da solo. O al massimo me lo senta dire da qualche amica, che in quanto donne non riescono a lusingarmi al punto giusto. Me lo dicevo ieri sera, mentre facevo la spesa al Pam. E guardando il carrello pieno mi compiacevo, e pregustavo la cena che sarei andato a imbastire per me e per Barbie. Mi sono concesso pure un pensiero un po’ cinico, un po’ malevolo:avrei tanto voluto cucinare e passare una serata in intimità non con un’amica, ma con un ragazzo…il mio ragazzo…Vabbè, mi mando a fare in culo da solo e mi metto a cucinare. Mi compiaccio, a cena finita. Antipasto di olive, peperoncini ripieni di salsa tonnata, gorgonzola e mascarpone, con l’immancabile sedano. Poi due secondi:insalata cajun di pollo e salmone crudo con intingolo di avocado e senape. E alla fine tiramisù. Il tutto seguendo i consigli di Gorge, cioè inciuccandoci di Martini. Verso le 11 Barbie si accomiata…e io i accascio sul divano…si sta per preannunciare un altro sabato casalingo. Mi abbocco, poi dopo due chiacchiere al telefono mi scuoto, mi cambio, faccio il signore chiamando il taxi e me ne esco. Arrivo al Glittere fashionably late e mi passo veramente una bella serata. Tra gente che mi aspettavo di vedere e altra che invece non mi aspettavo per nulla. E’ stata una serata diversa dalle altre, molto più piacevole. Più per l’atmosfera che ho colto fra di noi che per altro.
Ho fatto proprio bene a sfidare neve e sonno. Proprio bene.
Sono uno sfigato. La mattina ieri parte abbastanza male, con una telefonata in cui, probabimente a causa del non essere ancora andati a dormire da una parte e dell’essersi appena svegliati dall’altra, ci si dice cose che si potrebbe evitare. La neve aiuta il morale, solo il mio, visto che tutti mugugnano e si lamentano, ma che me frega a me degli altri, in fondo. Dovevo andare, in serata, ad una mostra fotografica con tanto di cena/rinfresca. Ovviamente il tutto è stato rimandato…ma organizzo con la Sciakka:gita pomeridiana al parco di Porta Venezia a fare i ciglioni in mezzo alla neve, poi cena, poi cinema. Ok, il programma di emergenza mi piace. Riesco a scappare dall’ufficio un’ora e mezzo prima dell’orario normale, millantando il timore di restare bloccato nella tormenta, e con Porcedda ci avventuriamo nel traffico. Nonostante lei ad ogni semaforo tiri il freno a mano per derapare e cercare collisioni arrivo in centro sano e salvo. Inizio a pazzeggiare, e sembro un ebete. Solo io a girare e rigirare sorridendo e ridendo da solo per la neve….Verso le 4:30 la Sciakka scappa dall’ufficio, e a tempo breve dovrebbe arrivare. Peccato che il suo tram deraglia. Peccato che deraglia all’altro capo di Milano. Peccato che taxi manco a morire. Passate le sei, zuppa e stravolta, finalmente mi si profila. Ovviamente il parco salta. E a seguire salta pure il cinema. Alla fine la mia serata si riduce a un cenetta e un bel po’ di chiacchiere. Alle 9:30 sono già alla ricerca della metro.
L’idea, arrivato a casa, di accendere MSN non è felice. Per niente. Un tizio mi chiede l’accesso….sono perplesso, ma accetto. Il nome non mi dice niente. Poi arriva la foto…e mi compare davanti il Pargolo…’azzo….ok, ci siamo sentiti con qualche messaggio, ma chattare…non so se me la sento…infondo oggi le sento, le mie difese, belle pronte a sgretolarsi. Ci vuole poco per arrivare a discorsi sostanziali:si è lasciato da una settimana, è totalmente allo sbando, mi pensa. Benissimo….proprio questo mi ci voleva….la chattata viene interrotta da una telefonata. Quella telefonata che costella la mia giornata. Che spesso non capisco, anche se si parla e si è parlato. Si è chiarito…mah, questo stand by mi lascia perplesso. Ma accetto. Accetto molto meno una frase buttata lì, probabilmente per fare una battuta, ma che mi fa malissimo e mi lascia accartocciato per terra. Quando gli dico on chi sto chattando mi sento rispondere “Guarda il caso, per uno che ti lascia, uno che ritorna”. Ma come fai a conoscermi così poco, dopo tutti questi mesi, da non sapere che a prendermi a botte mi avresti fatto meno male? Cala il gelo…mi ripiglio, fingo di ripigliarmi, perché tanto a nulla servirebbe mettere il muso…una piccola chiosa però me la concedo “Mi sembra inappropriato, anche perché con lui q.sa c’è stato. Con te quando mai ho iniziato?”. “Già…”. Lo sai vero che con te però inizierei? Che con te potrebbe essere bello? Che non è colpa mia, se siamo ancora fermi al punto di partenza? Si, sai tutto…
Si torna dal pargolo, si parla ancora e ancora. Mi dice che se fossi a Genova mi avrebbe cercato, mi dice un sacco di cose. E le crepe, le brecce, aumentano. Ti rivorrei, Matteo nella mia vita? No, lo so che la risposta sarebbe no…e non so neanche troppo perché. Con te son stato bene a settembre. Ma ora? Mi viene da dire che è per la distanza. Ma mi sto raccontando una cazzata. Una cazzata enorme. Attraverserei l’Italia, per qualcuno…Quindi no, non è la distanza. Non so cosa sia, forse semplicemente ora c’è altro per la testa…
Ci si da la buonanotte. Penso alle telefonate di oggi. Penso ai messaggi senza risposte e al senso di attesa. Penso ad una frase infelice. Penso a quel “E sappi che comunque sia quei tempi di settembre mi mancano”, “ti voglio bene” che mi sento dire, anzi che leggo. Stacco, spengo, vado a letto.
Piango.
In ufficio siamo a mezzo servizio. I più furbi se ne sono rimasti a casa. I più furbi e i più sfigati, perché a parte che mi ci è voluto un quarto d’ora per attraversare tutta piazza Tripoli, per il resto ad arrivare fino al locus amenus non mi ci è voluto nessuno sforzo. Tutti ora qui a lamentarsi, a mugugnare, a scassare la mischia. In me invece emerge con tutta la sua prepotenza il fanciullino. Già ieri sera in pieno straneamento mi aggiravo per il parco sotto casa a godermi il bianco posatosi su tutto. E i lampioni d’ambra ad illuminare tutto con delicatezza. Oggi ancora meglio, oggi la neve è raddoppiata. E lascerò il fanciullino libero di scorrazzare, perché non mi va proprio di pensare alle domande fatte. Alle risposte che già sapevo, ma che ostinatamente mi devo far sentir dire. Ieri sera, come sta mattina.
Alla fine si è arrivati alla conclusione più ovvia. Lo ammetto, le perplessità non erano solo le sue. Anche io ne avevo parecchie. Oddio, magari parecchie no, ma qualcuna. Solo che come mi si addice io svicolo, e piuttosto che porre un aut aut o fare discorsi da cui potesse essere difficile tornare indietro ho preferito soprassedere. Ieri invece si è parlato. La distanza è oggettivamente tanta, e per volontà non mia, ora come ora incolmabile. Sentirsi legati sta diventando difficile. Lo stava diventando anche per me, effettivamente. Iniziavo a sentire anche io il bisogno di un passo in più, o al limite di un passo indietro, ma di un passo, di qualcosa che ci smuovesse da questa stasi. Lo ammetto, li per li mi sono arrabbiato. E’ prematuro pianificare, ora. E’ prematuro vincolarci. Meglio, in questo momento, essere totalmente spontanei, e vivere attimo per attimo. Il momento arriverà. Ne è sicuro. E ne sono sicuro pure io. Intanto ci si sente, ed effettivamente ieri ho percepito come tanta tensione che teneva repressa si sia allentata, come quella telefonata sia stata di puro piacere, e non piena di ansia, nel timore di una domanda, di una richiesta. Lo ammetto, lì per lì ero arrabbiato. Anzi, più che altro deluso ed amareggiato. E non ero tanto desideroso di sentirci, in serata. Ma quando la telefonata è arrivata ho cercato di dare il meglio, in fondo sono già stato sufficientemente antipatico negli ultimi giorni. E ho fatto bene, a dissimulare. Perché l’umore è migliorato parola dopo parola. Abbiamo aggiunto qualche dettaglio, e so che fatica hai fatto, a parlare invece che a scrivere. E anche se ancora non capisco perché tu preferisca posporre, so che la porta ora si è totalmente spalancata. Non è a portata di mano, ma è spalancata. Si programma un viaggio. E poi dopo quel viaggio si potrà programmare altro, a più lungo termine.
Il momento arriverà.
Ieri primo giorno in palestra. Mi fa già cagare, voglio già smettere. E per una ragione che ha a che vedere solo con la mia psiche malata:le docce sono tutte aperte, non c’è neanche uno sputo di sportellino a garantire un minimo di privacy. Appena me ne accorgo, cioè mentre mi cambio, decido di soprassedere, e di pormi il problema a sessione finita. Una volta di più, appena uscito dallo spogliatoio, ho l’ulteriore conferma che la mia affinità con questo tipo di ambienti finisce nel momento in cui decido l’abbigliamento. Sono bellissimo con le mie scarpine Puma, i miei calzoncini cortissimi Adidas, e la mogliettina CK…ma ovviamente è tutta apparenza…perché non sono riuscito a trovare una piscina, dove potrei fare una figura molto più dignitosa ed essere a totale agio? Vabbe, trovo il mio istruttore e le cose vanno un pochino meglio:il tipo è un ragazzetto giovane giovane, normo dotato…ci mancava pure l’energumeno esaltato e poi sarei stato proprio a posto. Allenamento semi-soft, tanto che oggi non sono neanche devastato…Cmq, come ovvio arriva il momento del cambio;ho solo due opzioni:rivestirmi e inguainato nel mio sudore tornarmene a casa o fare training autogeno e vincere la mia pudicizia. Opto per la seconda, perché evidentemente è proprio vero che chi bello vuole apparire tanto deve soffrire, e non solo nel corpo ma anche nello spirito. Ovviamente cerco di mediare, e lo faccio nel modo più stupido, perché va bene spogliarsi, ma col cazzo che giro con il pisello di fuori per tutto lo spogliatoio, e quindi nottetempo mi metto su l’accapatoio. Che so non essere una mossa geniale, visto che ero ancora sudato, ma proprio non si poteva fare altrimenti. La doccia non me la godo per niente. Troppo in fretta. Ma in quell’angolo di sofferenza vedo improvvisamente la salvezza:un tipo che evidentemente ha le mie stesse turbe, si fa la doccia col costume da bagno. Ecco, ho trovato la soluzione!!!
Venerdì decido di fare tutto e il contrario di tutto. Si potrebbe andare all’Atomic. Ok, ci devo arrivare solo soletto, ma so per certo che qualcuno becco, quindi poco ci vorrebbe a salutare Vin Diesel e quell’insulto di Veloci e Incazzati, vestirsi e uscire. Alla fine me lo meno talmente tanto che alla fine il pigiama prende il posto dei jeans. Dopo più di una settimana arriva la telefonata. Sono obiettivamente odioso. Me ne dispaccio, ma credo che me lo si possa anche un po’ concedere. Non è che potessi reagire come se nulla fosse successo, come se ci si fosse sentiti a pranzo, poche ore prima. Cmq alla fine non ci capisco un cazzo, posso ancora parlare al plurale? C’è ancora un’idea di “progetto in comune”? Io più di tanto non chiedo, perché vorrei evitare di mettere troppa ansia e essere ancora più insopportabile. Ma lo stesso, io devo sentirmele dire le cose, vorrei che sempre e cmq si desse un nome a tutto….Sono contento, cmq, del passettino, piccolo e timido, ma che cmq si è fatto.
Sabato pomeriggio cerco di ammansire noia e ansia per troppo silenzio andando in centro. Spesa compulsava dalla Feltrinelli. Mi compro, come chiunque ultimamente, Gente del Wyoming. Lì per lì credo che mi stiano prendendo per il culo. Il “libro” ha un peso piuma. Lo giro e lo rigiro cercando di capire se in realtà ho sbagliato e ho preso la guida al film….invece no, è proprio quello. 50 pagine scritte grossissima….vabbe….In serata finisco a Milano 2, compleanno della Peru. Si mangia e si beve in quantità smodata e come è ovvio la voglia di uscire viene meno. Cmq io e Barbie facciamo comunella e da brave comari parliamo e sparliamo. Soprattutto di Tiziano.
Dovrei procurarmi una trave bella lunga, arroventarla fino al calor bianco e conficcarmela nel cranio sincerandomi di trapassarlo da parte a parte
Forse, da quella porta, è passato uno spiffero. Forse.
Alla fine ho trovato la palestra. Ma non senza qualche difficoltà. Ma avventuro in quel di via Ravizza, su consiglio della collega Porcedda. Appena arrivo già mi innamoro del posto. Fighissimo, definirlo palestra è decisamente riduttivo. Il tipo che mi viene appioppato mi fa fare il giro turistico della struttura, che lui giustamente definisce “club”. Per prima cosa mi fa vedere il ristorante, solo per i soci, che poco ha da invidiare, per arredamento minimal-ricercato a tanti localini di Brera o Navigli. Poi la zona centrale:mega giardino interno, al chiuso, corredato di palme e chaise-longues su cui si affacciano le sale e la piscina. L’odore di cloro già mi inebria, e la piscina, anche se piccola, è notevole. Tutta di hambient. Poi c’è la zona relax:tre vasche idromassaggio, vasche per fanghi, saune, sala massaggi…già sono rilassato a sentirmelo raccontare. Parliamo di prezzi, la collega mi aveva dato una cifra di massima, e anche se non proprio tirata dietro era cmq abbordabile. Il suo preventivo però era sbagliato. Qui mi chiedono 2/3 di più:1200 euro!!! Il mio incarnato impallidisce, e anche se cerco di dissimulare, il tic che mi colpisce l’occhio probabilmente mi sbugiarda. “Che ne pensa?”. Beh, vediamo, le mie cornee, con quei 5/10 che mancano a ciascuna, sicuramente non posso trovare acquirenti. Lo stesso dicasi per i reni, piene di calcoli. A meno che qualcuno non nli voglia far seccare e usare come maracas. Potrei fare mercimonio del mio corpo, ma anche no. “Beh, diciamo che avevo previsto un altro budget”. Abbandono il luogo e alla fine ripiego sulla palestra sotto casa, che per molto meno della metà mi garantisce gli stessi risultati…
Pensieri sparsi. Mi rendo conto di una coincidenza curiosa. Tutti gli uomini della mia vita presentano una caratteristica in comune:la passione per il canto. Gabriele che prendeva lezioni e in un modo parecchio dilettantistico canticchiava; Luca, il musicista, direttore d’orchestra e di coro barocco; il pargolo, con una voce più mossa di quella di Craig David e più calda di quella di Bouclè. “Rise and Fall” e “Moondance”, dopo che le cantò per me, hanno assunto tutto un altro significato; lo sbruffonciello – come coniugare i verbi? al passato? al presente? non ci voglio pensare – troppo timido per cantare difronte ad altri che non siano ai suoi, con gusti estremamente di nicchia e particolareggiati. Sempre lì, vado a parare…forse perché avere qualcuno che canti per me mi farebbe morire, come già è successo.
Al telefono, qualche giorno fa. Come lo ammiro, lui contro tutti ad inseguire, se non proprio i suoi sogni, i suoi desideri. Parliamo. Mi insulta, bonariamente. Fa notare che 19 anni sono pochi, a 19 anni si è piccoli. Io però quest’impressione non l’ho mai avuta. Mi sprona, mi dice di prenderlo, sto cazzo di aereo…forse, effettivamente…
In ufficio è partito il pettegolezzo. Il Cavaliere Jedi dice che mi vedrebbe proprio bene con Skizzo ( la collega consapevole ), se non altro per le tante cose che abbiamo in comune. Un’altra collega si incuriosisce, chiede se sono fidanzato. Tentenno…che cazzo devo rispondere? Coglie che le cose sono complicate. E mi arricchisce con una frase tanto banale nella sua semplicità da non poter far altro che farmi riflettere: “se una porta si chiude, vuol dire che quella porta non era mai stata aperta, ma già mezza chiusa.” Io però sono una capa di cazzo, e quella porta sto cercando di sfondarla, con tutte le mie armi d’assedio.
Come finisce “
Quando il film uscì al cinema, ricordo
E ieri? Ieri lì per lì avrei voluto che quelle scale fossero state un po’ più corte, anche solo una rampa in meno. Forse perché anche io vorrei potermi concedere un colpo di testa. Cedere all’irrazionale, prendere quello che viene e scoprirlo assieme. Anche se so che è solo un momento, favorito da una contingenza troppo particolare.
Una cosa so per verta, adesso come allora:al bivio, io avrei scelto Simone.
Ho sempre considerato di fondamentale importanza in un rapporto, in qualsiasi genere di rapporto, parlare. Anzi più che parlare, dialogare. E attraverso il dialogo confrontarsi e crescere. E capirsi. Perché non c’è paragone a quello che si possa esprimere a parole; l’intonazione della voce, le vibrazioni dei suoni, le frase che ti si strozza in gola per l’emozione. Non c’è frase scritta, messaggio, MSN che tenga. A volte sono anche stato sin troppo impulsivo, e senza riflettere ho tirato su il telefono per cercare un immediato confronto, e magari potevo aspettare un attimo, ma cmq ho sempre cercato di parlare, e spesso parlando ho risolto, ho chiarito. Non perché sia un abile oratore, perché le mie capacità dialettiche siano in grado di dire tutto e il contrario di tutto, ma semplicemente perché chiudersi porta solo ad arroccarsi nelle proprie idee, magari sbagliate. Magari queste idee potrebbero anche rivelarsi fondate, ma lo si può sapere solo a posteriori, dopo che si è sviscerato tutto. Magari invece tutto si risolve, magari si capisce l’equivoco. Magari si fa una risata insieme per la confusione che si è creata e che in un attimo è stata dissipata.
La parola è un gran dominatore, che con piccolissimo e invisibilissimo corpo, divinissime cose sa compiere. Riesce infatti a calmare la paura e ad eliminare il dolore e a suscitare la gioia.
Finalmente anche io vado a passare una serata in quella amena località in cui si svolge la sagra da tanti citata. Il programma a dire il vero prevedeva tutt’altro, cioè mi sarei dovuto incontrare con Metroicon per un aperitivo all’ Elephant. Poi a lui è venuto in mente che essendo domenica si potrebbe andare lì. Temendo la giornata di rincoglionimento che mi avrebbe atteso il giorno dopo in ufficio, accetto più che volentieri. Così vengo a conoscenza di quella meraviglia che è il radiobus, prenoto e inizio a pianificare. Dopo un viaggio che mi vede cimentarmi tra un autobus e due metropolitane arrivo a quello che deve essere il confine ultimo delle terre conosciute, e becco subito la mia guida per la serata. Il posto è, diciamolo, assurdo. E mi sono sentito subito come un bambino al luna park. La quantità di pisello presente mi ha mandato istantaneamente in subbuglio e da subito ho iniziato a non capire più una mazza. Si chiacchiera un bel po’, si beve, poi si va a ballare. Sorpresa, non solo la sagra è l’evento domenicale più gettonato nel milanese, ma a quanto pare anche dai foresti, infatti ci ho beccato mezza Genova. Fino a Milano dovevo finire per incontrare gente che non vedevo da qualche anno; certi altri invece ho visto bene di evitarli, cosa per altro semplicissima vista la ressa. Tra gli avventori pure personaggi glittereschi. Non blogger, per inteso. Fra tutti mi spunta a fine serata, l’amico notevolissimo di Guppie, barbuto e ingiaccato di pelle che fa tanto fetish…All’uscita mi rendo conto che qualcosa ancora mi sfugge, e infatti perdo il radiobus perché non avevo minimamente capito dove prenderlo…vabbè, per sta volta mi vizio e chiamo un taxi. Via verso casa, alle 2:00, divertito della serata e ansioso di replicare, magari sfoggiando un’aria meno imbecille e spaesata la prossima volta…
Ciao piccolo uomo, spero tu stia passando il miglior weekend possibile. Io tra poco uscirò e lascerò tutto al fato.
Non lasciare tuto al fato...non immagini la soddisfazione che puoi provare, nel vedere i passi in avanti che il tuo carattere ti può permettere di fare...
Venerdì in ufficio manca la responsabile, quindi giornata all’insegna della disco fever con il meglio degli anni ’70 ’80 ’90. L’atmosfere però, per me, inizia a farsi un po’ complicata da gestire. Già giovedì il mio malessere viene mal celato, anzi, neanche ci provo a celarlo, e quindi prendendo i dovuti accorgimenti racconto di come la situazione che fino a qualche ora prima mi sembrava stesse veleggiando sospinta da una mite brezza si sia improvvisamente trasformata nel viaggio inaugurale del Titanic. E di come i perché mi sfuggano…Venerdì, quindi, mi sono chiesti gli aggiornamenti dell’ultima ora. Io proprio non ne ho, ma decido di fare quel passettino che ormai non compivo più da tempo. Seleziono attentamente e poi agisco. In ascensore placco Skizzo, collega fulminatissima con solo amici gay, e faccio chiarezza. Strabuzza gli occhi. “Non l’avrei mai detto…l’hai nascosto veramente bene”. Puntualizzo, io non ho nascosto nulla, o meglio, non ho assunto comportamenti che non mi sono propri, ho semplicemente declinato al femminile. Cmq, partono subito le confidenze, e metto tutti i puntini su tette le i.
Venerdì sera si esce. Giovedì, un po’ troppo scosso e confuso, chatto. Recupero un appuntamento per la serata. Come è ovvio la foto propinatami è in assoluto la migliore del suo repertorio, cmq il tipo è simpatico…peccato che si innescano tutta una serie di meccanismi che mi fanno odiare la serata. In primis, lui ha troppe aspettative, io sto cercando solo un chiodo con cui schiacciare un altro chiodo. E neanche per vie fisiche, voglio solo qualcuno che mi porti fuori per una serata, nulla più. Inoltre mi porta in un locale che mi dice molto famoso, molto becero, molto frequentato:l’afterline. Minchia…già suonare per entrare mi mette di malumore. La gente è quella che è, tra l’altro noto che l’italiano non è la lingua dominante. Mi sembra immediatamente ovvio che il posto sia fatto apposta per conoscere e dopo due o tre secondi scopare. Io in sto posto non ci azzecco, l’amico MedicoDeiVip non deve proprio avere colto che per me, per fare due chiacchiere, non mi si deve portare in un retrobottega dietro la Centrale. Ci infiliamo nella sala fumatori. Già mi lacrimano gli occhi, già starei morendo d’asma, se ne soffrissi. Il barman mi vuole trombare, mi viene riferitodal MDV. Figurarsi che io manco me ne sono accorto, che ci sia un barman…apprezzo di essere stato radiografato e apprezzato…apprzzo che il buio nasconda il mio imbarazzo. MDV mi racconta il naufragare della sua storia dopo 6 anni, e si scusa per l’argomento poco divertente. Io faccio presente che non c’è problema. Una volta di più, mi dovevi solo far uscire di casa, puoi anche raccontarmi dell’artrite di tua madre, fotte sega.
Momento di straneamento, lui parla io mi assento. Ma solo mentalmente. Sto posto sembra uscito da un film anni ’80:fumosissimo, ovunque penombra, emana disagio, qui non sembra sia mai arrivata l’emancipazione, qui si viene per stare nascosti. Il mio flusso di coscienza continua, anzi, più che un flusso è un’emorragia. Non voglio sto qui, non volgio nessuno dei presenti. Voglio lo Sbruffonciello. Con lui vorrei girare per locali, con lui vorrei sperimentare posti nuovi, vorrei che fosse lui a protendermi verso di me attraverso il tavolino. Se lui si protendesse, non starei così schiacciato allo schienale, un body language che dichiara platealmente che no, non ce n’è. Poco dopo mi faccio portare a casa. Buonanotte al MDV. Buonanotte allo Sbruffonciello.
Sabato caffè con barbie, Peru e di lei fidanzato. Che fare sta sera? La coppia sarà a cena da amici, all’altro capo di Milano. Riga sopra. Ci sarebbe il Glitter…ma sono meditabondo. Intanto esco con Barbie, che azzecca in pieno locale e mi porta alla “Trattoria Toscana”. Bello, mi piace proprio. Verso le 11 si va a casa. Me la faccio a piedi da Ticinesa a Porta Genova, pensando alla direzione da prendere. Alla fine l’umore è quello che è, e il pessimismo misto al fastidio hanno la meglio, e invece che cimentarmi in tour di Milano in tram per andare a ballare me ne torno a casa pure io. Assonnatissimo, infastidito e fastidioso. E ovviamente pentito.
Non di rò nulla. Non racconterò, perchè ti farei solo arrabbiare. e invece voglio solo che tu possa farti chiarezza. Ritrovare te stesso. E così magari ritrovare anche me. Non scriverò, ma ciò non significa che io non stia male. Ciò non significa che la mia testa sia tutta annebbiata di pensieri. Anzi, da un solo e unico pensiero.
Ieri a pranzo pizza coi colleghi. E non solo. C’era pure il figlio della capa. Il figlio non ancora ventenne della capa. Il figlio non ancora ventenne, esageratamente arrapante della capa. A pranzo, posizionamento tattico del sottoscritto, di fronte al ragazzino imberbe. Ragazzino che si è rivelato ferratissimo sulla vita gay milanese e si è prodigato a farmi presente di andare il giovedì al Gasolina, al venerdì all’ Hollywood, sabato e domenica al Borgo. Al Plastik ogni giorno è buono. Poi ci sono delle serate a tema da non perdere:il pervert e il sodoma…Inutile che spero di beccarlo in qualche locale, se necessario drogato e ubriaca, basta che mi sia concesso l’abuso….
Sapevo che prima o poi sarebbe successo. Era ovvio e scontato. Non lo sento nell’aria, non lo sento nell’acqua, non lo sento nella terra. Lo sento dentro. Lo sentivo dentro, ieri. Del resto sono stato pessimo guardiano di me stesso, e poco ho fatto per prevenire intristimenti e incupimenti. Forse ho contato eccessivamente sulla stanchezza che inesorabile per l’ora di cena mi coglie e mi intorpidisce troppo per permettermi di rimuginare…o aver voglia di uscire. Perché le altre sere anche se mi sarebbe piaciuto mettere il naso fuori casa, alle 9.00 cadevo come corpo morto, e quindi il problema non si poneva. Invece ieri sarei uscito proprio volentieri. O meglio, ieri sarei stato volentieri in compagnia di qualcuno. Che fosse un’altra persona in giro per casa con cui mangiare un po’ di gelato e parlare di nulla. O qualcuno a cui dire: “tra mezz’ora sono lì”;passare due o tre ore assieme, e poi di nuovo a casa, a letto, contento del niente che si è fatto.
Invece mi attacco!!!
A dire il vero al telefono mi ci sono aggrappato lo stesso. Un pochino si parla, ma il senso di vuoto non si colma, questa volta. Provo anzi tanto divario, nel nostro modo di sentire. Mi sta bene, in fondo il divario di età è tale che è giusto che sia io la figura a cui aggrapparsi, la figura di riferimento. Ieri però no. Ieri avevo bisogno io di totale e assoluta attenzione. E in un momento di egoismo ho spento il telefono, anche quello comprato solo per lui. In uno slancio di egoismo mi sono chiuso al mondo. Mi dispiace, se ho mancato, proprio ieri, scusa….
Ieri decido di compiere un altro fondamentale passo verso la mia emancipazione da finocchio di provincia che si affaccia alla metropoli. E dopo i primi passi nella vita notturna, ora ne faccio un altro importantissimo, da bravo buliccio da clichè:la scelta della palestra. Scelta difficilissima, perché io non cerco esattamente il mega centro fitness…io voglio solo e soltanto una piscina. Ieri mi inoltro in quel di Piazza Napoli:la struttura e figa, decisamente. 5 piani di roba, con centro benessere, che quando l’ho visto mi sono entusiasmato, mentre la guida diceva che probabilmente non ero interessato…illusa, come resistere a sedute di massaggi, lettini abbronzanti e altre amenità….poi tutte le varie sale per attività aerobiche, la sale pesi, il campo da tennis…alla fine la piscina…che si può definire tale solo perché contiene una vasca con del cloro…per il resto potrei ottenere lo stesso risultato nella vasca di casa, visto che la capienza è analoga…l’entusiasmo è crollato…se almeno mi fosse stato presentato qualche istruttore forse che forse avrebbero potuto puntare su quello, ma niente…La ricerca continua….
Sono sempre stato convinto del fatto che stare con mia sia facile, che io non sia per niente un tipo difficile da gestire, da accontentare. Effettivamente, il fatto che fossi io a dirmelo da solo e nessuno mi assicurasse la veridicità di questo mio pensiero non faceva propendere molto a favore della mia tesi. Forse che forse questa mia convinzione inizia a vacillare. Ok, sono un tipo per tutte le stagioni, e mi adeguo a qualsiasi ambiente, quindi non mi si deve portare esclusivamente nell’ultimo locale di tendenza, ma va benissimo anche il baretto dello sport all’angolo. O va altrettanto bene serata in casa DVD e gelato. Non lesino certo in complimenti o affetto, o in attenzioni. Il problemo è che io do totale e incondizionata dedizione. E pretendo altrettanto, non mi accontento di nulla di me. Ed è qui che l’assunto di base “stare con me è facile” vacilla. Forse perché la mia educazione sentimentale è ancora di là dall’essere compiuta. In ogni caso, quando col passare di un ragionevole lasso di tempo l’entusiasmo cala, e certe manifestazioni vengono meno, io vacillo. Quando una telefonata non finisce nel solito modo, rimugino. Se gli orari confortantemente routinari cambiano, io elucubro. In realtà sto imparando, sto imparando a gestirmi, a non tempestare di messaggi se il telefono è staccato, a rendermi conto che le circostanze per cui non si risponde possono essere le più varie, e non necessariamente per la necessità di nascondere qualcosa. Questo accadeva con l’ex, e l’imprinting negativo e difficile da essere scrollato di dosso. Sto imparando, e c’è chi ha pazienza e voglia di imparare con me. Chi sa che un silenzio prolungato mi fa star male. Mi fa pensar male. E appena si può ci si fa sentire. In fondo, a conoscermi un pochino, non è poi così difficile stare con me…
E mò tocca pure a me.....
Regolamento: il primo giocatore di questo gioco inizia il suo messaggio con il titolo "cinque tue strane abitudini", e le persone che vengono invitate a scrivere un messaggio sul loro blog a proposito delle loro strane abitudini devono anche indicare chiaramente questo regolamento. Alla fine dovrete scegliere 5 nuove persone da indicare e linkare il loro blog o web journal. Non dimenticate di lasciare un commento nel loro blog o journal che dice "sei stato scelto" (se accettano commenti) e ditegli di leggere il vostro.
1-Come Another, ma non del tutto. Quando scendo da un marciapiede o da una rampa di scale devo sempre toccare terra col piede sinistro. Quindi se mi trovo davanti qualche gradino con un rapido colpo d’occhio cerco di contarli, in modo da iniziare col destro o col sinistrio. In generale poi sempre quando faccio dei gradini li conto fino alla fine. Sempre, anche le scale di casa, che faccio da 20 anni, continuo a contarle. Quelle che faccio da tanto le suddivido in multipli e sottomultipli, in modo da non dover contare mai più di dieci.
2-Mastico sempre un boccone a destra e uno a sinistra. E devo finire un pasto sempre avendo finito di masticare a sinistra. Se mangio della pasta inforco sempre lo stesso numero di volte, o due , ma di solito tre.
3-Quando mangio un panino procedo a spirale, in modo da mangiare prima tutto il bordo per arrivare poi al centro, dove resta concentrata tutta la salsa, che ovviamente cola…
4-Quando cammino da solo, mi faccio tutti i miei bei film, e mi ritrovo non solo a parlare da solo (ogni tanto a voce alta), ma pure a gesticolare. Così mi ritrovo a salutare il vuoto…o un passante che non conosco…
5-A tavola sto bello composto. Tranne la mano sinistra, che se non impugna la forchetta cmq deve manipolare qualcosa. Di solito tocca al porta tovagliolo, che faccio ruotare su se stesso, o altrimenti alla saliera, o al bicchiere…o a qualunque altro oggetto che stia in mano.
Giovedì alle cinqueezerozero sono già a timbrare, perché anche se ho più di un’ora prima che il treno parte, temo la ressa di vacanzieri in fuga per il ponte. Giovedì sera tranquillissimo a casa, a nanna presto e sveglia ad orari umani. Il mio programma per una nuotata mattutina è stato ostacolato dalla befana:piscina chiusa. E allora con la Sciakka ci diamo al passeggio:due orette a zonzo per il paesello rivierasco tra Passeggiata e parco. Il resto del primo giorno di ponte passa nel nulla, visto che la Mel aveva da studiare, BT se ne era tornato a Spezia e la Sciakka & La Peru si sarebbero concesse a Pieraccioni, e io proprio no!
Sabato mattina mi attendeva l’ennesima sfacchinata…minchia prima o poi finirò di camallarmi roba e spostarla da un posto all’altro? Ora che ho sgombrato a Genova mio padre ha optato per il rinnovamento in casa, e quindi abbiamo sgombrato lo studio da giganteschi mobili di pesantissimo acciaio…ed ecco trovare all’improvviso un’altra ragione perché è necessario che io abbia un lavoro:poter pagare q.no che sfacchini al posto mio, che a me pesa già a sufficienza la spesa. In tutto questo butto lì l’argomento macchina con il genitore:visto che la genitrice vorrebbe comprarne una nuova io mi impossesserei di quella che già c’è. Il padre è un po’ scettico, e dice che se mi sistemo per bene tanto vale che me la compro, nuova. Ora, io credo fermamente che sta fissa per la macchina nuovasportivafigapotente non possa che essere o un retaggio della clava, o una proiezione dell’attributo sessuale così fortemente etero. Perché io proprio non concepisco di spendere tanti soldi per q.sa che per me non è altro che uno scatolino coperto dotato di ruote che mi possa portare da A a B. Io, da bravo finocchio, mi vedo molto meglio a spendere dei soldi per comprarmi la cucina, tanto per fare un esempio….
Nel pomeriggio di nuovo in treno, che si torna a Milano, Penny è già li ad aspettarmi in compagnia della Fata per fare serata. Sul treno, manco fossimo d’accordo, sulla mia stessa carrozza, nel mio stesso scompartimento, mi becco la Peru. Arrivato, scopro, da solito paraculato che sono, che la Fata abita attaccata a me, praticamente dall’altro lato della piazza. Così tempo di rasarmi la capa che già sono di nuovo fuori, prima tappa McDonald, che la fame, alle 10, inizia a farsi insistente. Poi Glitter. Non so perché, ma ho vissuto questo sabato in modo del tutto diverso. Sarà che mi sono sentito molto più a mio agio, sarà che la tatticissima lampada fatta in mattinata aveva avuto la meglio sul colorito cinereo, sarà che il giallo è proprio un bel colore. In ogni caso, sono tornato a casa, alle 5, con una bella dose di autostima, e l’ego ringrazia.
Solo un problemino, che risolverò al più presto:come presentarsi? Nel senso, approccio Fist, e gli dico, come mi sembrava sensato, “Ciao, io sono Max”. Lui mi guarda assai perplesso, ed è ovvio che stia pensando che sono uno spostato qualunque, lui pure si presenta, palesemente per sola cortesia, e nel frattempo cerca vie di fuga o oggetti pesantissimi con cui fracassarmi il cranio. Correggo il tiro, faccio il nome del Blog, e squarcio il velo di Maya e tutto va a posto. Però io a presentarmi subito come maxandthecity mi sento un tantino l’ultimo. Scemo io, che potevo trovare un altro titolo per il Blog. Già che c’ero saluto pure MrDeeJay Aristopunk. In un secondo momento poi, Fist, si dimostra ottimo padrone di casa e in un attimo di calma tra una danza e l’altra si chiacchiera un po’. Ah, tra l’altro, scusa se non ti ho salutato andandomene, ma proprio non ti ho trovato, e il mio passaggio iniziava a minacciarmi di lasciarmi in quel di città studi, ben lontano da casa mia.
La responsabile non c'è, e non è necessario aggirarsi per l'ufficio per capirlo, basta accostare l'orecchio in corridoio, per sentire con che colonna sonora ci stiamo accompagnando:Pollon a palla dal computer della collega sarda.
A parte il momento ludico, ancora 3 ore a far finta di lavorare, poi schizza alla velocità del fulmine in centrale, per prendere il solito treno che farà la solita ora di ritardo. Poi convenevoli in famiglia. Domani sarebbe proprio il caso che ammollasi le mie chiappe in piscina, visto che mi è stato fatto presente che sarebbe opportuno che perdessi almeno almeno 6 chiletti....e poi domani magari Genova, per aggiornarmi sui capodanni altrui e sulle altrui pene amorose. Sabato mi accomiato di già e me ne torno a Milano, e in compagnia di Penny in versione trasfertista sarà di nuovo Glitter!
Dalle sei in poi, ieri sera, tanti tanti discorsi. Motivo scatenante? Una webcam di pessima qualità e troppe paranoie. Ma il messaggio prima (non c’è veramente motivo di questo tuo malessere, sono ancora tuo) e la conversazione poi (sono contento di stare con te, sono tranquillo e appagato dal nostro rapporto) mi hanno decisamente tranquillizzato. Poi ci sono state le solite e magnificamente routinarie telefonate serali e notturne. Tutto, insomma, sembra filare liscio. Con la voglia di vedersi che ormai tengo poco a freno, ma mi ripeto come mantra quel “ora non ho bisogno di altro, perché merito tuo, perché ci sei tu”.
Certo, se poi la mia trasferta, esami permettendo, dovesse arrivare magari fra due settimane non potrei che lamentarmi…
Intanto:ok che su splinder dovevano fare lanutenzione...ma io durante tutta la giornata lavorativa che cazzo faccio se non posso postare e leggere in tempo reale i fati altrui?
Ieri, in serata, ho continuato ha interloquire con l'ex. L'ex è demente, cosa che già sapevo, anche se ci ho messo del tempo a rendermene conto (e con tempo intendo anni). In sera gli mando un messaggio, in cui gli faccio presente che ieri sono rimasto sorpreso nel sentirlo. Lui pure, mi dice è rimasto perplesso....ma da cosa, che ho risposto???no...è rimasto perplesso dall'avermi mandato un messaggio....e io sono rimasto ancora più basito dalla motivazione:gli sembrava un bel gesto...ora, portare i fiori alla nonna è un bel gesto, farsi sentire dopo due anni è un'altra cosa...cosa su cui non voglio indagare. Perchè no, da cosa non nascerà cosa!
Mi arriva un messaggio via cellulare. Un messaggio dell'Odiatissimo Ex. La cosa mi lascia perplesso, perchè ok che sono stato io il primo a rompere il silenzio di due anni con un messaggio qualche domenica fa, ma non pensavo-ne mi interessava-che ne seguisse qualcosa. Ok, ci sono stati gli auguri di Natale, ma di quelli che mandi a tutti, a cui ho risposto parecchio impersonalmente. E ora mi arriva sto:"Ciao, come va". Ok, dai, posso anche rispondere. Si parla di cazzate, di capodanno, senza per altro sbottonarsi troppo. Viene fuori che tra un pò, sessione di esami finita, se ne andrà a Parigi, in vacanza. Ora, per vie traversissime so di una sua storiella con un francese, quindi mi sembrava ovvio che ci andasse con lui. Ma come mai in tutti i sui messaggi è rimasto così sul vago? Non sarebbe stato più semplice mettere subito le cose in chiaro facendo presente che cmq c'è un fidanzato?Ok, sei sempre stato parecchio stronzo, e mai ti è piaciuto rendere conto di certe cose...ma resto perplesso. Soprattutto:ma che vuoi???
Saranno state le tartine al patè, o quelle con il caviale di olive. Saranno stati i peperoni accomodati con le acciughe. Sarà stata la torta di asparagi. Saranno state le lasagne coi broccoli, o le linguine al pesto, o i fusilli con zucchine e gamberetti. O forse saranno stati lo zampone e le lenticchie. Forse potrebbe essere tutta colpa della crema al mascarpone, che ho mangiato prima col pandoro, poi a cucchiaiate e poi a ditate. sarà quel che sarà. ma io da tre giorni sono in balia del cagotto....