max and the city

...perchè la mia vita è una sit-com???

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sabato, 31 dicembre 2005

 

Mi è capitato spesso di sentire leggende di come fossero densi di isteria gli ultimi giorni dell’anno in un ufficio. Soprattutto se si lavora in un reparto in cui a fine anno sarebbe auspicabile far quadrare i conti. Ebbene, quelle leggende sono vere. Io, ultimo arrivato, mi sono goduto il tutto gridacchiandomela di gusto, visto che la sola e unica cosa che so fare era del tutto ininfluente alla chiusura dei libri mastri. Ovviamente sono stati versati fiumi di lacrime, quelle del mio capo. Ovviamente sono volati più e più vaffanculo, soprattutto quelli di Skizzo e del Cavaliere Jedi. Il mio confronto Max vs. Capoufficio è finito con un dignitoso 1 – 1. Lei ha segnato il primo punto facendomi andare, nonostante le mie proteste, a fare un versamento all’ora di pranzo. Però ho pareggiato quando alle 4:30, cioè mezz’oretta prima dell’uscita, mi ha guardato come neanche la mamma di Bambi e mi ha chiesto se potevo andare in posta a fare un’intrminabile coda per mandare delle raccomandate urgentiurgentiurgenti. Io mio dito medio si è idealmente levato verso di lei, e con occhietti come neanche Bambi quando le muore la mamma le ho detto che dove scapparescapparescappare visto che avevo il treno per tornare in Riviera. In realtà no, non avevo nessun treno da prendere, visto che me ne resto qui a Milano, ma se ci tiene che ci vada lei in posta.

Alle 17:01 ero già fuori, metro da Maciachini direzione Duomo, e lì passo due ore tra gelo e alcolo con Cumpi che è venuto in trasferta dal profondissimo sud e che dopo qualche tentativo a vuoto finalmente riesco a incontrare. Sono palesemente ancora una pessima guida, infatti per trovare un locale in cui infilarci ci è voluto parecchio tempo e parecchio caso. Però il posto era carino, e mi son fatto un Giamaica Julep che sembrava più una macedonia alcolica. Tra un’insalata russa e una crocchetta di riso mi chiama la Sciakka per aggiornarmi sul programma di Capodanno. Programma che in realtà ancora non esiste. Si mangerà da lei, e saremo un numero variabile oscillante tra i 7 e gli 11, e di fame non dovremmo morire. Il post brindisi è avvolto nel mistero, ma io spalleggerò il suo amichetto gay veronese per una serata con tanti maschietti alticci.

Postato da: LestatGe a 11:50 | link | commenti |

venerdì, 30 dicembre 2005

E ora manco solo un po’ di vita sociale, e poi sarei quasi a posto. Fino ad ora ho fatto ben poco che esulasse dalla dinamica casa-ufficio-casa. Ora però inizio a manifestare un certo desiderio di uscire. Devo solo trovare le anfetamine giuste per combattere il sonno che immancabilmente mi piglia dopo cena. Proprio ieri, causa narcolessia, mi è toccato declinare l’invito ad andare al Gasolina, ma dopo capodanno vedrò bene di ripigliarmi e iniziare a mettere le chiappe fuori casa e godermela un po’!

 

Postato da: LestatGe a 13:52 | link | commenti (1) |

giovedì, 29 dicembre 2005

Le pause pranzo si stanno facendo alquanto interessanti. Ieri sono finito in quella che viene chiamata “mensa aziendale”. Mi sembra riduttivo. A prezzi modicissimi mangi pesce e altre cose non proprio da mensa. Pure tutto il posto è molto ben arredato. Ma il punto non è questo, quanto la mia improvvisa variazione in canoni estetici. Per una volta ho abbandonato l’arrapamento per minorenni per sbavare e rischiare il priapismo per un manager qurantenne brizzolato che spero di incontrare al più presto in ascensore.

 

Oggi, sempre in pausa, spettegolando mi si è additato un tipo che lavora alle acquisizioni. Gay. Questo decisamente più nei miei canoni. Peccato che ancora molte cose sfuggano ai miei colleghi, che subito dopo il pettegolezzo hanno vuoto sapere se la mia fidanzata sia di Genova…

 

Postato da: LestatGe a 15:46 | link | commenti (5) |

La connessione dall’ufficio continua a fare quel cazzo che vuole. E cioè di tutti i link che ho sul blogg me ne aprirà si e no quattro. La cosa mi da non poco in culo, perché non riesco a restare aggiornato come vorrei. E non riesco a pazzeggiare dal lavoro, come vorrei. Ma di solito riesco a rimediare, infilandome nell’internet pointi di fiducia sotto casa. Peccato che adesso pure lì ci sono problemi, infatti negli ultimi due giorni c’era così tanta gente che sembrava di stare in una colonia di Portorico. E nessuno sembrava Ricky Martin…mi armerò di buona volontà, pazienza…e numeri dell’imigrazione per farli scappare!

 

Postato da: LestatGe a 09:52 | link | commenti (1) |

mercoledì, 28 dicembre 2005

Quante volte in questo periodo mi sono ritrovato a usare l’espressione “ho chiuso il cerchio”. Forse l’ho svuotata di significato. Però, a Natale, è proprio questo che ho fatto. I miei se ne sono andati in Toscana, per il solito pranzo ingoia-e-fuggi tra nonni e parenti vari. Io ultimamente non sopporto più queste circostanze. Io, quello che ancora non si è laureato, quello che non parla, quello un po’ musone. Quello che lo piglia pure in culo…ah già, questo non lo sanno. Sta volta qualche soddisfazione me la sarei pure potuta togliere, ora che fra tante cose sono pure quello che lavora in banca, ma di quel che pensano, nel bene e nel male, ormai me ne sciacquo, e ho accampato la scusa del trasloco per stare a casa. Così mi sono passato il Natale come immaginavo:a fare scatoloni. A porre fine a sto trasloco che da un mese rappresenta la mia costante dei weekend in Riviera. A pranzo sono andata da un’amica di famiglia, lei pure sparentata per le feste, e ci siamo abbuffati e avvinazzati a dismisura, poi, verso le tre sono partito.

 

Tanti, troppi pensieri lungo la strada. Fino a qualche tempo fa consideravo Genova la mia città, la città dalla quale non me ne sarei mai andato. Invece, me ne sono andato. Non solo, mi sono reso conto, che quando sarei tornato a casa, in serata, non avrei avuto più nulla, a Genova. Non una casa, non una camera, non un posto da chiamare mio. D’ora in poi al massimo potrò farmi ospitare da qualche amico. Nulla di più.

 

Mi sono aggirato in una casa vuota. E sono stato contento fosse così. In questo modo mi sono potuto guardare-fissare nella mente-ogni angolo, ogni mobile. Nell’ingresso mi è tornata alla mente la festa che facemmo ormai due anni fa, per inaugurare la casa nuova. Più di cento persone in giro per le stanze…e la polizia che nessuno ha chiamato nonostante il casino. La sala, in cui tanto si è detto, tanto si è confidato, e un pomeriggio da soli in casa con Gabriele tanto si è fatto. Finendo giusto in tempo per il rientro del Cestista. Ricorderò la camera di Psycho, e le lunghe telefonate, sempre a Gabriele, che da affettuose si fecero sempre più fredde. Poi rissose. Poi rassegnate. E poi non se ne fecero più, e basta. Quella cucina, sempre troppo affollata, in cui si sono fatte paella che costantemente trasbordavano dalle padelle, torte al cioccolato che attaccavano alla teglia, il mio voler sempre soddisfare la persona a cui volevo bene. Tra tante cose cucinate ora come ora mi vengono in mente le arancine di riso, l’enorme salmone fresco fatto al forno e le ostriche, le infinite padelle di patatine fritte. E a mangiare queste cose sempre io, sempre con lui. Mi ricorderò la camera della Peru, tutta azzurra con sfumature bianche. E i brillantini. Quella camera in cui ci si parlava col cuore in mano e senza pudore come solo due persone che si conoscono da tanto-e gli anni sono 13-sono in grado di fare. Quella camera in cui tu hai pianto per un amore che finiva. E io pure. Quella camera in cui hai pianto, angosciata, per un amore che stava iniziando. E io pure. Quelle chiacchiere che raramente iniziavano e finivano nella stessa stanza. Immancabilmente il tempo era poco e il restauro da fare tantissimo. Così il clou del discorso lo si finiva per fare in bagno. Mentre si sputacchiava dentifricio o ci si asciugava i capelli. Quel bagno in cui qualche sera, ubriachissimo, ho vomitato l’impossibile. Quella vasca in cui ho cercato di contrastare volumi e geometrie per un amplesso maldestro e clandestino.

 

E poi, ovviamente ultima, camera mia. Quella camera tanto grossa da rimbombare, ora che è vuota, per l’eco. Quella camera in cui due anni fa ho dormito a gelo, e con solo il materasso per terra. Avevo appena finito il trasloco, due anni fa. Da Carignano a Castelletto. Ma non dormivo solo, e che ci fossero o no mobili, che ci fossero o no doghe sotto di me non importava. Quelle doghe che mi richiesero un’intera giornata per essere montate. Anzi, che io nemmeno finii di montare, perché ormai isterico. Ma c’era che mi diede una mano. E quante volte le si sono sollecitate quelle doghe. E quanto avranno visto, i vicini, di mattina, a pranzo, di pomeriggio e di sera attraverso quella finestre a cui non ho messo mai le tende. Sicuramente qui, in camera, su questo letto, ho anche pianto. Mi ricordo solo le lacrime versate per Matteo. Eppure per Gabriele ho sofferto. Ho sofferto di più, perché di più significava. Eppure non mi ricordo una singola lacrima, per lui…avrò rimosso. Sicuramente. Ricordo il mio insinuarsi nel suo telefono, accendendolo di notte inserendo il PIN che sapevo e i messaggi di altri. E il mio mutismo. Ma di lacrime non le ricordo. Meglio così. Continuerò a tenere a mente le notti stretti stretti. Le sveglie all’alba, per andare a lezione. I risvegli di soprassalto nel cuore della notte in preda alle coliche. Due anni dicotomici. Il primo passato sempre in camera. Sempre in due. Il secondo passato in fuga. Sempre da BT. Giorni e giorni fuori prima che tornassi a casa.

 

Ho preso i cartoni, ed uno ad uno li ho riempiti. In fretta, a casaccio. Tra un po’ li riaprirò, e altri ricordi riaffioreranno. Una sola cosa ho tenuto al sicuro, fuori dalle scatole. La mia rosa. Da qualche parte, infilato alla rinfusa tra le pagine di un libro c’è anche il biglietto che la accompagnava. Era il 22 gennaio 2001. Era solo un mese. Si sarebbero rivelate solo parole. Belle, però. Non ho dato l’addio ad una persona, a Natale. Ma è inevitabile che gran parte dei miei ricordi siano legati a qualcuno che per un anno ci ha praticamente convissuto con me, in quella casa. Al numero nove. All’interno cinque.

 

Quella casa in cui probabilmente non tornerò più. Dove vivono persone che, lo so, probabilmente non vedrò più. Mai più. E mai è un sacco di tempo…Per questo un messaggio che non ti aspetti, da una persona che evidentemente in due anni non si è conosciuta abbastanza, ti fa venire una gran voglia di piangere. Un messaggio lasciato in cucina, per me che vado a Milano, per la Peru che diventa grande e va a vivere da sola, per Mirko che non so dove vada e perché. Un messaggio che ci dici: “E’ stato bello conoscervi. Buona fortuna per le vostre vite”. Non avrò mai modo di dirvi, ex coinquilini, se questo augurio è andato a buon fine.

 

Postato da: LestatGe a 08:13 | link | commenti (6) |

martedì, 27 dicembre 2005

Venerdì ho preso il treno con un bagaglio carico di buoni propositi. Ero prontissimo a celebrare il Santo Natale in famiglia. Celebrarlo nel sangue. Il sangue frutto di un patricidio. L’ora di ritardo accumulata dal treno ha mitigato gli istinti omicidi. A placarmi del tutto ci ha pensato mia madre, che al primo attimo buono mi ha sussurrato “stai tranquillo, da Milano non ti muovi”. Constatare che almeno uno dei miei genitori si è confermato pensante mi ha rincuorato non poco. Sabato è passato nell’ozio, a parte il tardo pomeriggio, in cui ho cercato di porre rimedio alla mia conclamata incompetenza natalizia, visto che avevo ancora un po’ di regali da fare. Uno soprattutto si è rivelato particolarmente arduo, cioè un libro che secondo me dovrebbe essere eletto a capolavoro della letteratura contemporanea “I Simpson e la filosofia”. In riviera sono inequivocabilmente indietro, e ovunque lo chiedessi mi guardavano che se chiedessi i vangeli infernali o manuali di vivisezione infantile. Ma alla fine la mia tenacia è stata premiata e sono riuscito ad impossessarmi di una preziosissima copia. Dopo cena tradizionale serata alcolica tra amici, con doveroso scambio di regali. Quest’anno sono rimasto colpito, i regali mi sono piaciuti, mi sono piaciuti perché erano tutti pensati, non fatti tanto per farli, ma ognuno significava qualcosa. Tra di noi c’erano pure le mia amiche londinesi, e solo oggi ho scoperto come a Laura è stato chiesto di sposarsi…e cioè in cima alla ruota panoramica di Londra con cabina riservata solo per loro e già preparata con champagne e frutta…mi sono commosso….

 

L’amico a cui avrei dovuto dare il libro sui Simpson si è presentato senza regali. Ok che è Natale, ma lo spirito da bancario si è già impossessato di me, quindi niente beneficenza. Il libro è rimasto abilmente nascosto nel mio sacchetto, e ora sta su una mia mensola…..   

 

Postato da: LestatGe a 08:27 | link | commenti (11) |

venerdì, 23 dicembre 2005

Telefonata a casa. Sento papà e chiedo delucidazioni su sta storia della banca. Bene, stano cercando per forte ampliamento. In Liguria. Ora, mi hanno fatto fortissime pressioni perchè trovassi un lavoro, anche se mi fossi dovuto trasferire non c'erano cazzi. E così, non senza parecchi patemi, decido di cercare qui a Milano. In quattro e quattro otto mi fanno disdire l'affitto, mollare casa, mi fanno traslocare. E adesso? Adesso si presentano prospettive interessanti in Liguria...non sono qui neanche da un mese e c'è la possibilità che di nuovo faccia la valigia??? non hanno capito.....non hanno capito nulla.....

Postato da: LestatGe a 14:24 | link | commenti (5) |

Sta mattina mi ritrovo un messaggio, di mio padre. Mi dice che il direttore della nostra banca vuole vedere il mio c.v. Ok, si può fare. Poi inizio a pensarci. Ovviamente la Banca sta in riviera. Mio padre crede che dopo che mi sono trasferito a Milano mi rimetta di nuovo a cambiare casa, per tornare per di più in casa con i miei? Magari mi preoccupo eccessivamente, magari si pùò tranquillamente innoltrare domanda per una filiale qualsiasi. Magari mio padre potrebbe chiedere a me, l'interessato, prima di fare quello che vuole. Prima di continuare a disporre a modo suo della mia vita...

Postato da: LestatGe a 12:16 | link | commenti (2) |

giovedì, 22 dicembre 2005

Sta mattina, mentre mi sorseggiavo il mio latte macchiato, leggevo il giornale. E leggevo del matrimonio di Elton. Tornando in ufficio me ne sono uscito con la mia cagata: “lo voglio pure io qualcuno che mi canti your song”. La collega coglie:non è che sei gay? Guarda che non c’è mica problema. Io ho un sacco di amici gay, se è così ti fidanzo subito…ok, forse è il caso che riveda le mie idee sulla riservatezza…

 

Postato da: LestatGe a 14:14 | link | commenti (6) |

Ieri brindisone natalizio in banca. Con tanto di discorso che era semplicemente un susseguirsi di bla bla bla inframezzato da un po’ di aria fritta. Certo, ci sarebbe stato proprio bene un bel collegamento via satellite da San Vittore con Fiorani, ma purtroppo niente. A dire il vero io non sto in BNL, ma tanto il nostro capoccione deve essere un vecchio amico di merende e quindi prossimo compagno di cella. Fra i tanti discorsi ovviamente nulla si è detto su possibili riaperture delle assunzioni, quindi avanti col precariato…Post discorso abbuffata con panettoni gastronomici, salatini e spumante. Almeno ho scroccato il pranzo. Searata al cinema con i colleghi, a vedere ste cazzo di cronache di Narnia…che hanno spacciato per la risposta disneiana al Signore degli Anelli ma che nonn ha niente a che spartirci. Troppo, troppo tavoletta…e la voce del leone fa cascare talmente i ciglioni che rotolando i miei sono già arrivati in Riviera e li recupererò per Natale. Una volta di più ribadisco quanto già detto:che fatica la facciata, e che fatica raccontare uno stralcio dei cazzi miei cambiando tute le desinenze…

 

…Ma se mi ritrovo a provare forte tensione sessuale, guardando il film, per un Satiro, vuol dire che la via del satanismo è ormai tracciata?

 

…non ho ancora comprato un solo regalo di Natale. Che coglione!

 

Postato da: LestatGe a 09:16 | link | commenti (3) |

mercoledì, 21 dicembre 2005

Nella mia unica esperienza lavorativa precedente a questa –barman in nota discoteca rivierasca- mi ero ritrovato con la peggior responsabile sulla faccia della terra. Ne ero sicuro. Ero anche sicuro che più o meno li facessero con gli stampini, e che ne avrei trovati solo così. Anche perché l’altro punto di riferimento che avevo fino a qualche settimana fa era mio padre, il peggio che possa capitare, visto l’altissimo tasso di licenziati. Invece, come al solito mi sbagliavo. Qui in ufficio la nostra responsabile si sta dimostrando una caricatura di essere umano. E’ talmente bassa che per parlare, se in piedi, mi viene il torcicollo. La stazza tende allo sferico. Si veste come neanche mia nonna, sempre con cardigans a rombi dai verdi. Sempre con gonnelline e sottoveste. Capo, la sottoveste, che francamente pensavo essere un capo di abbigliamento mitologico, come il vello d’oro o i calzari alati. Ma ciò che più mi lascia basito è ben altro. E cioè il lessico:quando q.sa non va, si riferisce al malfunzionamento con il termine “che romantico”…quando invece è proprio nella merda si lascia andare a “mondo carota”…Non proferirò verbo sull’imbarazzo che genera quando, verso le 5, per il troppo lavoro, si mette a piangere….

 

Postato da: LestatGe a 10:24 | link | commenti (4) |

martedì, 20 dicembre 2005

Barbie ha deciso che è giunto il tempo per un House Christmas Party. E così ieri invita me, la Sciakka e qualche altro tizio a me sconosciuto da lei a casa. Mi propone addirittura di andare da lei un poco prima per aiutarla ad arrotolare le mozzarelle e preparare il resto. Arriviamo da lei, io e la Sciakka , alle 7:00…e lei non c’è…ci chiama dal taxi, sta arrivando. Ora, Barbie è un ottimo architetto, un’ottima conoscitrice di moda e stylist affidabilissima, ma:non ha la minima idea di some destreggiarsi tra i fornelli, ed è totalmente disorganizzata. Quindi:entrati in casa lei si è cambiata e ha preparato la tavola con la tovaglia delle fiandre e le candele coordinate ai portacandele, ai tovaglioli e a tutte le altre suppellettili. Mentre io e la Sciakka ci siamo trasformati in Elfi domestici per preparare il cibo per i suoi ospiti…Ok, tutto è venuto bene, soprattutto l’improvvisatissimo riso basmati al curry…ma io volevo fare l’ospite….

 

Postato da: LestatGe a 12:25 | link | commenti (6) |

lunedì, 19 dicembre 2005

L’appuntamento è fissato per mezzanotte. Mi organizzo:prima di tutto pennica pomeridiana, altrimenti arrivo che sono morto di sonno, poi cena ad orari altoatesini per uscire presto di casa e raggiungere Barbie, che impigrita più che mai è inamovibile, ma cmq in grado di accogliermi per due chiacchiere prima che io mi addentri in zona di Milano totalmente sconosciute. Alle undici la saluto e inizio la parte clou della serata. Un pezzo a piedi e due tram dopo sono davanti al luogo deputato per l’appuntamento. Puntuale arriva un intirizzito e costipato Not4Me pronto a farmi da guida, lui che poche settimane fa si è trovato pressappoco nella stessa situazione. Con lui AnotherInfreddolito,  e così inizio a dare qualche fisionomia. Sulla porta la mente madre di questi sabati sera, Fist ma non me lo si presenta, troppo presi a scappare dal freddo per rifugiarsi dentro. E io troppo minchione per presentarmi da solo. Dentro, arriva Guppie che si dimostra ottimo padrone di casa iniziando a parlare di un sacco di cose. Secondo me meglio da conoscere davanti a una birra che in discoteca, che l’ambiente non consente più di tanto di parlare e interagire e la conversazione è un po’ castrata. Per di più mi sparisce nottetempo. Alla fina arriva pure colui che ha passato la nette a procurarmi dolore fisico, e alcuni lividi ancora lo manifestano. Alle 4 si chiude, e via verso casa. Un po’ si rimuggina, su una serata strana, perché in un posto nuovo, con gente nuova, con cui il mio carattere di merda poco mi fa aprire…nel tragitto verso casa, perdendosi fra tangenziali, si parla un po’. E mi vengono date le chiavi di lettura di molte cose. E tutto si arricchisce di sfumature importanti!

 

Postato da: LestatGe a 07:09 | link | commenti (10) |

domenica, 18 dicembre 2005

E alla fine fu Glitter. Ieri anche per me si sono aperte le porte della discoantina. Potrei dilungarmi ora in racconti dettagliati, ma non voglio arricchire troppo il portoricano/equadoregno tenutario dell'internet point. Meglio sfruttare la connessione in ufficio, che anhe se rischio il licenziamento è pure sempre gratis! A breve su questi schermi il racconto....

Postato da: LestatGe a 15:02 | link | commenti (3) |

sabato, 17 dicembre 2005

Un terzo di weekend è passato. E fin'ora è stato un pacco. La Sciakka mi aveva detto che sarebbe rimasta qui a Milano e che avremmo scorrazzato in lungo e in largo, e invece ieri la tonsillite ha avuto la meglio e alle 6 era già in treno in fuga per la riviera. Chiamo Barbie...ma lei è proprio tanto stanca...quindi sostanzialmente un altro pacco. Vebbe...è solo venerdì, e io pure devo smeltire la settimana lavorativa con una bella dormita...e poi mi resta il sabato....forse....E' da un pò che vorrei andare alla celebratissima e frequentatissima discocantina del sabato sera meneghino, ma nere nubi si addensano sulla mia serata (anche perchè meteorologicamente parlando qui oggi è proprio bello). Ieri provo ad abbozzare una qualche organizzazione della serata: lui mi si dice ancora malaticcio e convalescente, e quindi non sa bene se sarà della partita o meno...lei se ne tornerà al paesello natale...ora, magari una persona normale se ne batterebbe le palle, e si organizzerebbe cmq....ma è questo il punto:io non rientro nella norma, per queste cose. Sono bravissimo ad improvvisare appuntamenti al buio, ma un'intera serata potrebbe essere troppo anche per me...mediterò....

Postato da: LestatGe a 11:06 | link | commenti (4) |

Le Prada Sport sono delle scarpe meravigliose. E tutto grazie alla suola praticamente liscia. Che fa si che quando hai innavertitamente pestato una merda sia molto facile ripulirsi....

Postato da: LestatGe a 10:58 | link | commenti (1) |

venerdì, 16 dicembre 2005

Ci sono dinamiche del lavoro interinale che francamente mi sfuggono. E quelle che colgo mi perplimono. Parecchio. Del tipo non capisco per quale ragione mi debbano pagare il 15 del mese successivo a quello in cui ho lavorato, e non il 27. se dovessi pagare un affitto ci manderei quelli dell’ Adecco a spiegarlo al padrone di casa? E non capisco perché i ticket per il pranzo me li diano sempre il 15 del mese dopo. Quindi:ieri sono andato a prendere la prima, pingue, bustapaga compensiva di quanto lavorato a novembre. Cioè due giorni…E mi hanno pure dato i ticket per il mese passato. Cioè due…

 

Ieri pomeriggio mi arriva un messaggio dalla Sciakka che mi invita ad una festa dove lavora. Accetto, e nel momento stesso in cui le mando il messaggio mi pento. Conoscendo i soggetti coinvolti (cioè io e lei) so già che la serata si svolgerà con lei che socializza e intrattiene chiunque e io cagato in un angolo. Beh, pace, meglio che stare a casa. Così ceno, mi cambio e arrivo a Porta Genova, per festa in uno studio fotografico con tanto di scenografie allestite. L’ambiente richiama tanto tanto le feste delle medie, con tavola imbandita di pizza e focaccia e roba da bere. Per fortuna qualcosa di alcolica c’era, e quindi giù di vin brullè. Gli invitati erano parecchio eterogenei, ma alla fine qualcuno l’ormone me lo ha risvegliato. Un tizio rasato carino, ma un filo esuberante per i miei gusti. Poi, ovviamente, l’infante di turno. Bello bellissimo, ma veramente troppo piccolo anche per…16 anni…alla fine mi sarei imboscato con il dj, tamarro al punto giusto e simpatico al punto giusto. Ovviamente sono tornato a casa prima che l’alcol salisse troppo e mi facesse abbassare la soglia di guardia e decenza.

 

Ma domani è un altro giorno!!!!!

 

Postato da: LestatGe a 11:01 | link | commenti (4) |

giovedì, 15 dicembre 2005

In ufficio sono caduto vittima di dinamiche e equivoci che da tempo mi ero alienato. Su tutti il fatto che sia data per scontata la mia eterosessualità…ed è dai tempi del liceo che non mi trovavo più obbligato a dover far finta che effettivamente la patata fosse di gran lunga preferita al pisello…Ora non posso manco andare con Barbie a vedere Mr & Miss Smith che già pensano che abbia mire di accoppiamento. Stolti.

 

Per di più mi sono beccato il soprannome di “nostra troia”. Solo perché ho detto che sarei disposto tranquillamente a fare mercimonio del mio corpo pur di avere un contratto a tempo indeterminato.

 

E ora mi tocca stare attento e coniugare tutto al femminile per salvare il culo……

 

Postato da: LestatGe a 13:39 | link | commenti (10) |

Il mio rientro, domenica, è stato costellato da una serie di errori dettati solo e soltanto dalla mia incomparabile idiozia.

 

Ho palesemente sbagliato a prendere per buono quanto mi ha detto mia madre qualche giorno prima del weekend: “veniamo su anche noi a Milano, così ti porti un po’ di roba senza fare troppa fatica”. Sti cazzi. E così mi sono ritrovato di nuovo io e il trolley, più oberato e strascicante di una chiocciola.

 

Ho palesemente sbagliato a scordarmi totalmente del ponte. O meglio, a non considerare che Milano per ste occasioni si svuota e poi tutti a tornare nell’ultimo giorno. E così in stazione sul mio treno, su cui puoi posare il culo solo con la prenotazione, non c’era più posto. Io ho strepitato, implorato, quasi pianto, e alla fine ho commosso a tal punto il bigliettaio che un biglietto sono riuscito ad estorcerlo. Rigorosamente per un viaggio in piedi.

 

Ho palesemente sbagliato a sedermi sullo sgabellino sfigatino in corridoio. Perché, per non so quale ragione, se mi siedo in scompartimento viaggio da dio, ma in corridoio mi vien mal di testa e da vomitare, e così mi accartoccio stile tossico in astinenza su me stesso. E non mi muovo. Non mi muovo per due ore e trenta minuti. Così che quando mi alzo mi accorgo di aver sudato. Sudato tanto. Ma ha sudato solo il culo. Al punto che ho le mutande zuppe. Non solo, ho zuppe pure le braghe. Spero che scendendo il giaccone abbia coperto l’imbarazzante chiazza bagnata in prossimità delle mie chiappe.

 

Ho palesemente sbagliato –coglionecoglionecoglionecoglione- a mandare un messaggio all’Odiatissimo Ex. Messaggio innocuo, ma che rompe due anni di silenzio…ne è scaturita una conversazione molto soft e per nulla compromettente, ma che cmq potevo evitare.

 

Ah, si…ne è scaturito pure un sogno in cui limonavamo durissimo. Per fortuna il mio SuperIo a qualcosa vale e nel punto più critico si è messo a prendere a calci in culo l’Es. Quando, nel sogno, si stava per trombare di brutta maniera, ho sognato che mia madre mi telefonava per dirmi che stavano tornando a casa. Quindi l’ho fatto rivestire e l’ho cacciato di casa….poi mi son svegliato….

 

Postato da: LestatGe a 00:18 | link | commenti (1) |

mercoledì, 14 dicembre 2005

Mi hanno finalmente installato internet in ufficio. E' la fine. La produttività da qui innanzi crollerà drasticamente!

Postato da: LestatGe a 13:39 | link | commenti (9) |

martedì, 13 dicembre 2005

Di nuovo. Ancora. Anche questa volta non sono stato io a cercarti. Tutt’altro. All’improvviso mi ritrovo una mail, qui su splinder, in cui mi lasci il tuo contatto MSN. E perché no? Così ci si inizia a sentire e la contingenza, per entrambi, è particolare. Tu incastrato in una città che non senti tua, e da cui vorresti scappare. Incastrato in una storia che inizia a cigolare. Mi dici che sei solo, che non hai nessuno. Io sto recidendo ogni legame, materiale ed emotivo, e mi preparo a cambiare tutto. E così ci si aggrappa l’uno all’altro. Il nostro sentirsi giorno dopo giorno diventa altra cosa che un semplice chiacchierare. Diventa un bisogno, qualcosa a cui -per lo meno io- non posso fare a meno. Il passo successivo è ovvio e arriva in poco tempo:ci si inizia a sentire per telefono. Smetto anche di spegnere il cellulare la notte, perché potrebbe arrivare una tua chiamata o –come è successo- un tuo messaggio in cui mi dici di aver bisogno di me, perché qualcosa ti ha turbato. Per una volta però mi dico di frenare, di non fare il coglione. Tu sei lontano, tanto lontano. E sei fidanzato, e di lui mi parli. Io commento, ti do pareri, cerco però sempre di non chiedere, di non dire troppo. Perché io sono pur sempre l’ultimo arrivato, e non so ancora quali siano i miei margini.

 

Poi tutto cambia, nella notte uno scambio di messaggi e in uno mi dici che sei arrabbiato, perché ancora non ti ho detto che vorrei fare l’amore con te. Te lo dico, e niente più MSN, non basta più. Tanti, tantissimi messaggi, ad ogni ora, di ogni tipo. E tante, tantissime ore al telefono, unica cosa che ci permette di stare vicini. All’improvviso io non sono più l’altro, io sono l’unico. Una notte l’ho pur passata a calmarti, a cercare di capire tra i singhiozzi e la voce strozzata cosa fosse successo. Non era successo nulla, non per me, che capisco e voglio bene. Si passano le ore a sospirare, a fantasticare, a pianificare come e quando vedersi. Io per tre volte ti propongo una data. Tu per tre volte glissi. Anzi, due volte glissi e una terza mi dici qualcosa che nelle intenzioni doveva essere carino ma che io ho recepito male. Ancora le ore passano. Si sta bene assieme al telefono. Certo, due corpi stretti l’uno all’altro sono altra cosa ma cerchiamo di fare buon viso a cattivo gioco.

 

Poi tutto cessa. Un mio messaggio, che sicuramente io potevo evitare ma che non avrebbe dovuto darti così fastidio. Tra i due emerge palese chi è più terrone. Sono geloso e possessivo, anche solo verso le intenzioni. Mi dici che non ce la fai, che non puoi rimanere fedele ad una voce. Legittimo, anche se….Anche se io farei il pendolare, io prenderei aerei su aerei per averti mio ogni tanto. Anche se io ti accoglierei, qui a Milano. Anche se io non ho mai avanzato pretese o diritti, quando tu invece mi dicevi che io dovevo pretendere, che ne avevo tutto il diritto.

 

Lasciarti libero vuol dire chiudere, ma chiudere per sempre. Ed è per questo che ho iniziato ad inveire. Tra una settimana, o due, o tre avrai qualcun altro, e io non potrò certo comparire dal nulla per passare una giornata con te. Per me c’era un solo modo per provare, ed era quello di resistere ancora un pochino. Forse hai ragione, essendo più grande per me è più facile. Io chiedevo, e chiedevo, e chiedevo…ma tu non dicevi niente, solo che avresti voluto stare con me. Niente pars costruens. Solo pars destruens. Hai accennato che sapevi per certo che in futuro ci sarei stato io e solo io. Ma ora no…ma di ciò non abbiam parlato. Perché è arrivato prima il mio vaffanculo, che ha chiuso tutto. Che ti ha fatto chiudere. Ora dici che ti ho perso. Che quel vaffanculo ha posto la parola fine…ho chiesto scusa, ho chiesto perdono…ma niente…

 

Una volta di più mi sono sentito dire che sono speciale, che sono una persona bellissima. Una volta di più parole, parole, parole….

 

Postato da: LestatGe a 07:41 | link | commenti (7) |

domenica, 11 dicembre 2005

Ieri seconda tranche di trasloco. Io e mio padre. Francamente le prospettive della sua compagnia non erano delle migliori, ma del resto necessitavo una praticità tutta eterosessuale che ovviamente a me manca. Arrivati in casa già gli si è gonfiata la vena della tempia quando ha visto l'ordinatissimo casino. E mi son sentito dire che certe cose vanno preparate prima....ovviamente stando a Milano tutta settimana per me sarebbe stato agevolissimo organizzare il tutto...per fortuna a breve si è reso conto dell'idiozia e si è placato. In tre ore tra camallaggi e giri in furgone abbiamo sbrigato tutto. Ora mi resta solo la parte più pallosa, e cioè quella delle scatole...che mi sa, tra l'altro, mi ritroverò a fare tra Natale e Santo Stefano....

Per il resto il nulla.

Per il resto, come diceva Not4Me versione grillo, ceti rapporti non hanno senso, tenere impiedi rapporti solo basandosi su voci e sensazioni non ha senso....

Postato da: LestatGe a 16:02 | link | commenti (15) |

venerdì, 09 dicembre 2005

Mercoledì in banca hanno deciso di insegnarmi una cosa nuova. O meglio, hanno deciso di elevare il livello di difficoltà. Io a stento ho capito cosa dovevo fare, ma ho dissimulato la mia incomprensione e mi sono messo buono buona a fare. Anzi, a provare. Sono emersi subito i problemi. E non tanto per le mie incapacità, quanto perché mi sono trovato a che fare con pratiche arretrate di tre o quattro anni e molte non sono state aggiornate, e in molte non sono stati fatti i pagamenti che io dovrei relazionare. E mi continuo a sentir dire:”Metti da parte, metti da parte”…Ok, io posso anche mettere da parte ma prima o poi ci dovremo anche inventare qualcosa…

 

Pranzo a Brera con Barbie, che ha vinto l’Ambrogino per la più sfigata del reame, infatti lavora tutta settimana senza sosta, senza manco una minima riduzione d’orario. Prima di raggiungerla tragitto con due colleghi. L’argomenti di conversazione sono, guarda un po’, i rapporti anali. I colleghi sono etero e sprovveduti e uno narra di come gli capitò mentre faceva il militare nei Carabinieri di dover soccorrere una coppietta incastrata in un cinema porno. Il collega sostiene che questo è un inconveniente che capita spesso tra gli omosessuali…e per fortuna che per una volta ho collegato il cervello prima di parlare perché candido candido stavo per dire che no, a me non è mai capitato…

 

La serata mi si è prospetta stranamente intensa, nel tardo pomeriggio trasferta a Milano di Psycho e Peru, novelle Totò e Peppino. Imbardatissime come neanche i Cosacchi, ci mancava solo la lanterna anti-nebbia…sono riuscite cmq a perdersi in centro, o in metropolitana…hanno glissato quando io e Barbie abbiamo chiesto chiarimenti sul ritardo…visto che ci hanno messo 25 minuti a fare una singola fermata…barbie propone aperitivo in locale fashion. Il terrore serpeggia fra di noi che la conosciamo, ma ci pieghiamo al suo volere. Da Moscova via verso Garibaldi per andare in un posto che si chiama tipo caffè Milano. Arriviamo, ma non entriamo. Il posto è chiuso. Bene. Via verso un altro posto, che Barbie definisce un po’ truzzo. Il Gattopardo. Ex chiesa sconsacrata, ormai tema un po’ inflazionato ma che a me sempre piace. Io francamente mi aspettavo qualcosa tipo il Limelight di New York. Invece sti cazzi. Il posto non è pproprio un chisa, è più un battistero. Quindi niente navate, ma struttura circolare. In più è il tripudio del marmo. Ah, e ancora non mi è chiara la concezione che Barbie ha di truzzo, visto che all’ingresso c’era un neurone in livrea a far entrare…Cmq l’importante è che si sia mangiato e bevuto. Poi via verso porta ticinese, ma lì ci resto per poco, perché per la seconda serata ho progetti autonomi. Dopo vari tentativi finalmente riesco a incontrarlo. Si vaga un po’ per i navigli, più presi a raccontarcela che a cercare un posto per ripararci dal gelo polare. Alla fine ci infiliamo nell’ultimo baluardo prima della fine del mondo. Tante chiacchiere è un bel po’ di risate. Ormai il mio debutto in società è alle porte…  

 

Postato da: LestatGe a 22:37 | link | commenti (5) |

martedì, 06 dicembre 2005

Credo che nessuno riesca a mettermi le mani nel sangue come mio padre. Sono rientrato in riviera ad un orario disumano, grazie all’ intercity abbondantemente in ritardo. Cmq ringrazio le FS, visto che mi varrà un rimborso. Nonostante la voglia rasentasse lo zero assoluto mi costringo a fare due convenevoli con i miei. E mio padre se ne viene fuori che cmq non è assolutamente il caso che mi fermi, ma anzi devo rimettermi subito a cercare q.sa, perché fermarsi mai. Ma minchia, ero disoccupatissimo fino a ieri, ora siamo già alla ricerca di qualcosa d’altro?Il giorno dopo gran conciliabolo per accordarsi per bene per il trasloco. E mi sento dire che come al solito mi riduco all’ultimo momento. Ma porca troia, mi sono ritrovato a trasferirmi nottetempo, secondo lui come facevo a traslocare, via internet?via telefono?magari potevo usare i miei poteri psichici?...

 

Sabato pomeriggio, dopo aver riempito tre valige, uno zaino e una sacca di vestiti mi sono concesso l’unico attimo extra-casalingo del weekend per godermi un aperitivo con la Mel e la Roby, poi a casa a godermi un po’ di relax.

 

Domenica via di nuovo in treno. Viaggio un po’ a guardare il buio e la neve, un po’ a guardare il telefono. Che non voleva squillare. Che sapevo non avrebbe squillato. L’arrivo in Centrale è stato reso esilarante da una signora davanti a noi sulla banchina che ha perso un tubetto di crema. Io guardo e tento di passare oltre, la Sciakka si sente buona, si ferma, raccoglie la crema e accenna una corsetta per raggiungere la signora. Poi si blocca e si cappotta dal ridere. Leggo. Crema per le emorroidi. Con che coraggio potremmo raggiungere una sconosciuta per porgerle una crema per il culo? Alla fine niente opera buona, solo troppe risate. Uscito dalla metro, per raggiungere una casa che è stata mia quando ero piccino, e che torna a esserlo ora che piccino non sono più, mi ha atteso un’atmosfera surreale. Per me, per lo meno, novello ex rivierasco. Neve a terra, e tanto ghiaccio. E la nebbia, questa quasi sconosciuta di cui ho un ricordo che risale a qualcosa come 22 anni fa. Ho pure scoperto che trascinare una valigia, seppur munita di rotelle, in mezzo alla neve non è cosa semplice. E non è nemmeno cosa semplice leggere i nomi delle vie quando la visibilità è scarsa.

 

Mi è piaciuta la neve. E mi è piaciuta la nebbia. In fondo le ho cercate, e sapevo che le avrei trovate venendo qui.

 

Verso mezzanotte, finalmente, la telefonata è arrivata. Non ci speravo più. Invece mi sono tranquillizzato. Ci vorrà un pochino perché l’incazzatura gli passi. Ma ci siamo sentiti e abbiamo parlato. E penso che questo sia l’importante.

 

Postato da: LestatGe a 19:07 | link | commenti (8) |

sabato, 03 dicembre 2005

Martedì ho iniziato a lavorare. La notte prima l’ho passata, ovviamente, totalmente insonne. Un po’ per agitazione all’idea di quanto mi aspettasse, ma per lo più perché sono un demente:infatti per conciliarmi il sonno mi sono preso una bella tisana. Che però il giorno dopo ho scoperto essere di guaranà, cioè fottutamente eccitante. Mi ritrovo, martedì mattina, dopo la consegna del bedge, all’ultimo piano del palazzone della banca. L’ambiente è ottimo, tutti ragazzi e il clima di pazzeggio dilaga. Esco dall’ufficio con un notevole mal di testa, ma sembra che sia andata bene. Mi sono pure evitato la nevicata che mi sono goduto dall’ultimo piano dell’ufficio.

 

Mercoledì mi sono passato la mattinata in un centro diagnostico per la visita medica pre-assunzione. Ore e ore per delle visite fasulle. In serata aperitivo con la Sciakka, e poi a vedere, finalmente, Harry Potter. Effettivamente tutta Milano aveva avuto la medesima idea, così abbiamo dovuto girare un po’ ma alla fine ce l’abbiamo fatta. Con somma soddisfazione.

 

Giovedì sono rientrato in possesso delle chiavi di casa mia, quindi da domenica avrò un domicilio. Per la sistemazione effettiva e definitiva ci vorrà un po’, ma intanto, piano piano, inizio a capire come sono girato!

 

Postato da: LestatGe a 14:54 | link | commenti (10) |

giovedì, 01 dicembre 2005

Non voglio assolutamente passare per un povero minatore. Ma effettivamente il lavoro, questa nuova realtà, ha preso un poco il sopravvento. Poi, di sera, di tempo non ne ho proprio avuto. Pure ora sono mezzo morto. Spero nel weekend di riuscire a fare i debiti aggiornamenti!

Postato da: LestatGe a 22:48 | link | commenti (8) |